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Come superare un fallimento (e scoprire che non è mai esistito)

Delusioni lavorative, una relazione finita o un obiettivo mancato potrebbero essere etichettati a prima vista come “fallimenti”… ma come sarebbe se scoprissimo che in realtà il fallimento personale non esiste?

È vero che “fallimento” è il nome che la maggior parte delle persone dà a questi eventi, ma è pur vero che il Coaching ci dà strumenti per cambiare il nostro punto di vista e volgere al meglio ogni evento che accade.

E cambiando punto di vista possiamo arrivare alla conclusione che il “fallimento” non è mai esistito o meglio, quello che prima ci sembrava un evento da “cancellare”, ora ci fornisce informazioni importanti in funzione dei nostri obiettivi.

In questo articolo ti mostriamo proprio come superare un fallimento (e scoprire che non è mai esistito) con il Coaching e trasformare il tuo punto di vista per scoprire che il “fallimento” non è mai esistito.

Come superare un fallimento. Regola n°1: basta sentirsi un fallito!

Se “dichiarare fallimento” è un’espressione adatta in ambito giudiziario, è molto importante distinguere quando la usiamo su noi stessi.

Espressioni come « mi sento un fallito », « ho fallito », « sento di essere un fallito » vanno osservate e trasformate in qualcosa che invece di sentirsi falliti, rende capaci di “rialzarsi dopo una sconfitta”, superare la paura del fallimento e comprendere che, da un certo punto di vista, non esiste nessun “uomo fallito” e nessun fallire nella vita.

I vocaboli “fallimento” e “fallito” indicano infatti un errore, un difetto, una mancanza di qualcosa ed anche un grave insuccesso.

E se ci fai caso, puoi notare che non si riferiscono a delle persone, ma ad eventi: quello che invece si tende a fare (sbagliando!) è “appiccicare” a noi stessi l’etichetta di “fallito” quando abbiamo ottenuto un risultato diverso o negativo rispetto  all’obiettivo fissato.

Quando qualcuno ci comunica di “sentirsi un fallito”, ci sta dando un’informazione importante sull’evento che ha vissuto e – soprattutto – sulla sua reazione emotiva all’evento stesso.

Ed è proprio il modo in cui pensiamo e sentiamo rispetto all’evento a determinare la nostra capacità di agire con successo o meno.

Vediamo dunque come superare un “fallimento” con il Coaching.

Come superare un fallimento personale o lavorativo: la soluzione del Coaching

A prescindere che si tratti di un evento accaduto in ambito personale o lavorativo, la soluzione parte da un presupposto fondamentale della PNL applicato al Coaching.

Il presupposto è: non esiste fallimento, ma solo feedback.

Qualunque azione mettiamo in campo, otteniamo sempre un risultato: se il risultato che otteniamo è diverso da quello voluto, possiamo raccogliere informazioni ed agire diversamente.

Grazie al feedback – “informazione di ritorno” – possiamo imparare, fare del nostro meglio in un successivo momento e, soprattutto, liberarci dall’idea del “fallimento” che ci fa smettere di fare ciò che stavamo facendo, senza concederci più altre possibilità.

Che cosa ho imparato da questo evento?
Che cosa farò di diverso la prossima volta?

Già solo queste due domande cambiano completamente la scena e trasformano un apparente “fallimento” in una fonte di informazioni e di apprendimento.

C’è anche un’altra considerazione importante da fare: non esiste successo senza “fallimento”.

Dallo sport al business, da Michael Jordan a Steve Jobs, chiunque ha avuto successo ha fatto i conti con il “fallimento” ed ha fatto la differenza perché ha “fallito bene”, ha “fallito presto” ed ha corretto subito il tiro in funzione dei propri obiettivi.

E proprio rispetto agli obiettivi, il Coaching fornisce un processo preciso e specifico per trasformare le idee in azioni riducendo al minimo le possibilità di fallire.

Come superare un fallimento: gli obiettivi, le risorse e le azioni per reagire e rialzarsi

Un altro aspetto da considerare e che può essere uno shock per molti è questo: spesso le persone si programmano al “fallimento”.

Non lo fanno certamente di proposito, ma semplicemente ignorano uno degli aspetti più importanti per avere successo e vivere al meglio la propria vita: il settaggio degli obiettivi.

Molte persone, infatti, fissano degli obiettivi commettendo un grave errore: mettono il focus su eventi che non sono sotto il loro controllo.

Voglio vincere il campionato, voglio acquisire 100 nuovi clienti sono degli obiettivi il cui esito non è sotto il nostro diretto controllo: infatti, sia nel campionato che nell’acquisizione dei clienti entrano in gioco delle variabili (le altre squadre, il comportamento dei clienti ecc…) che non possiamo governare.

Ben diverso è fissare obiettivi il cui esito è sotto il nostro diretto controllo perché ci consentono di portare le nostre performance su un livello superiore di efficacia ed efficienza.

Secondo il nostro metodo di lavoro, un Coach professionista:

  • Ti allena a fissare l’obiettivo con un processo scientifico
  • Ti supporta nel far emergere tutte le risorse a tua disposizione
  • Ti focalizza su ciò che è sotto il tuo controllo
  • Ti dà un punto di vista esterno che ti consente di scegliere diverse opzioni di azione e prevenire qualsiasi “fallimento”
  • Ti porta ad agire da subito appena conclusa una sessione di Coaching

Ogni sessione di Coaching si conclude infatti con un piano d’azione e segue un processo completo di pianificazione, esecuzione, controllo e feedback per raggiungere i risultati che vuoi e prevenire qualsiasi genere di “fallimento”.

Se pensi che il punto di vista e gli strumenti del Coaching su come superare il fallimento possano esserti utili, clicca sul pulsante per richiedere informazioni e parlare con un nostro Business Coach.

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Coaching e Tennis: i 4 punti del Coach di Serena Williams

Coaching Tennis: lo scandalo US Open e un rapporto da “legalizzare”

Coaching Tennis: notizia bomba da uno dei Coach sportivi più importanti al mondo!


Il Coach di Serena Williams, Patrick Mouratoglou ha finalmente aperto un “vaso di Pandora” sul ruolo del Coach nel Tennis dopo un episodio-scandalo avvenuto agli US Open.


Un episodio che ha visto protagonisti lui e Serena Williams proprio durante la finale degli US Open e che ha anche concorso alla multa di 17.000$ inflitta alla Williams, sconfitta 6-2 6-4 dalla rivale Naomi Osaka.


Se sei uno sportivo o un professionista, sarà molto interessante conoscere i 4 punti di Mouratoglou ed il suo punto di vista autorevole.


Buona lettura!

Coaching Tennis: il fattaccio dell’US Open e la risposta di Mouratoglou

Qual è l’episodio che si è verificato durante la finale degli US Open tra Serena Williams ed il suo Coach?

Mouratoglou era nel pubblico ed ha fatto dei gesti con le mani per dare delle istruzioni alla Williams su come giocare durante il secondo game del secondo set.


Un episodio notato dall’arbitro Ramos e subito segnalato alla Williams, che si è difesa andando su tutte le furie e ricevendo un secondo ammonimento per abuso verbale.

Infatti, secondo il regolamento attuale – a differenza di molti altri sport – un allenatore di Tennis non può allenare e dare indicazioni al suo atleta durante le partite.


Ed è contro questa regola che Mouratoglou ha preso posizione col suo interessante intervento in 4 punti sul ruolo del Coach nel Tennis.

Coaching Tennis: il Sì di Mouratoglou in 4 punti

L’episodio agli US Open ha fatto venire allo scoperto qualcosa che è già oggetto di discussione nel Tennis: il Coaching sul campo, inteso come la possibilità dell’allenatore di interagire con il tennista.

Secondo Mouratoglou, sulla scelta di autorizzare o meno il Coaching di un allenatore sul campo si gioca anche la partita tra un modo di pensare più conservatore, tradizionalista ed uno più moderno e progressista.

Dal suo punto di vista, l’esito del dibattito avrà un impatto sulla percezione che le persone avranno del Tennis stesso.

Riformare il Tennis e consentire l’azione degli allenatori sul campo potrebbe dare maggiore competitività al Tennis rispetto agli altri sport nei prossimi anni e decenni: ecco perché in 4 punti.

Nota: per Coaching qui si intende appunto la possibilità dell’allenatore di interagire con il tennista durante il match.

 

  1. Il Coaching merita di essere riconosciuto ed apprezzatoIl ruolo dell’allenatore è una componente vitale di ogni performance sportiva. Porre un divieto lo fa sembrare quasi qualcosa da nascondere.

    Abilitare il Coaching sul campo e metterlo in scena in modo da far partecipare gli spettatori gli assicura un
    ruolo centrale nello sport. Mouratoglou stesso è fiero di essere un Coach e si augura che quello che ritiene uno dei lavori più belli del mondo sia debitamente riconosciuto.
  2. Il Tennis è l’unico sport in cui il Coaching non è davanti ed al centroQuesto è qualcosa che l’allenatore della Williams non riesce a spiegarsi: nel calcio gli allenatori danno indicazioni a bordo campo e possono correggere la gara durante l’intervallo, mentre i Coach di basket possono chiamare diversi time-out.

    Anche negli sport individuali come la boxe, il ciclismo o il golf ci sono comunicazioni tra allenatori e giocatori.

    Il Tennis potrebbe essere l’ultimo sport a dare al Coaching l’attenzione che merita, ma meglio tardi che mai.

  3. Il Coaching sul campo può aumentare la qualità dello show sportivo e risolvere diversi problemi del TennisPer attrarre nuovi fan nel Tennis, bisogna riconoscere che è uno sport complesso ed è difficile attrarre persone che all’inizio non sono coinvolte emotivamente.

    Le interazioni tra Coach ed atleti viste dagli appassionati ed alla TV possono aumentare il coinvolgimento ed aggiungere interesse.

    Mouratoglou sostiene che senza aggiungere un “di più” allo sport in sé, il Tennis rischia di venire seguito solo dai puristi. C’è bisogno che lo spettacolo mostri le personalità degli attori in campo, preservando la specialità del Tennis e strizzando l’occhio ai nuovi giovani spettatori.

    Vedere e sentire i Coach e gli atleti interagire, tira fuori le loro personalità. Quanto sarebbe più interessante sentire che cosa dicono gli allenatori agli atleti? Gli stessi commentatori televisivi potrebbero aggiungere valore e dare spunti importanti ai match.

    Soprattutto, i dialoghi tra Coach ed atleti sono pieni di emozioni. A volte un tennista non apprezza quello che il Coach gli dice, ma questo aggiunge enfasi e crea seguito sui social media.

  4. È arrivato il momento di smetterla con l’ipocrisia che circonda il ruoloLa verità è che la maggior parte degli allenatori di Tennis sta già facendo Coaching sul campo, in barba alle regole. Basta pensare a quanti giocatori guardano i loro box durante le partite: alcuni lo fanno per ogni singolo punto. È ovvio che i Coach sono molto discreti e inviano messaggi in codice, ma per la maggior parte comunicano anche verbalmente.I giocatori vengono multati ogni tanto, ma per la maggior parte no, perché le federazioni conoscono benissimo la situazione e non chiedono agli arbitri un’applicazione stretta delle regole.

    Per tutte queste ragioni, Mouratoglou sostiene che è arrivato il momento di modificare lo stato del Coaching, di autorizzare e strutturare qualcosa iniziato già nel 2008 – quando la WTA ha concesso la presenza dell’allenatore sul campo in tutti i tornei, esclusi quelli del Grande Slam – ed è tollerato da decenni.


In questo modo il Tennis avrà un sostegno ed uno sviluppo sicuro nel futuro.

Coaching Tennis: una conferma della potenza e dell’impatto del Coaching

I 4 punti di Mouratoglou su Coaching e Tennis sono molto interessanti ed assumono un valore speciale perché provengono da uno dei Coach più forti del mondo che conosce benissimo ciò di cui parla.

Ricorda la distinzione: il Coaching – inteso nel senso di Mouratoglou – si riferisce al ruolo ed all’azione dell’allenatore di Tennis, mentre il Coaching come disciplina investe ambiti e significati più ampi.

Allo stesso tempo, è interessante notare le similitudini: ad esempio, è da notare che queste considerazioni vengano proprio dallo sport che ha contribuito alla nascita del Coaching con Tim Gallwey – di cui abbiamo parlato negli articoli sull’Inner Game e sul Coaching.

E possiamo anche considerare che è proprio il successo del Coaching come disciplina a contribuire a questo “risveglio” nei diversi ambiti, come nel Tennis.

D’altro canto, i numeri del Coaching parlano chiaro:negli ultimi anni c’è stata una crescita esponenziale in Italia e nel mondo con studi scientifici che ne certificano i benefici positivi.

E dal momento che il Coaching funziona, è solo questione di tempo e si diffonderà sempre più nel mondo del Business e Sport ad ogni livello.

E così come un Coach in campo aumenta le performance dell’atleta, così un Business Coach “sul campo” in azienda migliora le prestazioni ad ogni livello e fa sì che l’imprenditore ed il suo staff agiscano usando al meglio tutte le risorse a loro disposizione.

Ad una condizione: che il Coaching venga rappresentato da sempre più da Coach professionisti certificati con un’esperienza di alto livello sul campo.

Questo è un punto per noi fondamentale e che anche il Dr Roberto Castaldo, direttore didattico di Coach Italy, ha sottolineato di recente in questo articolo sul suo blog.

Se sei uno sportivo o un professionista, se stai cercando un Coach o vuoi diventarlo, una Scuola di Business e Sport che ti fornisce una doppia certificazione internazionale e ti consente di sperimentare sul campo, può darti un vantaggio competitivo forte e decisivo.

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Pensiero Positivo e Coaching: Una Strana Coppia?

Pensiero Positivo e Coaching: una “strana coppia” o un connubio efficace?

Pensiero Positivo e Coaching sono una “strana coppia” o un connubio efficace per migliorare la tua vita?

Pensare positivo è sicuramente meglio di pensare negativo… ma è sufficiente per parlare di risultati di valore o rischia di essere una pratica inefficace?

Chi “pensa positivo” sa anche come “agire positivo”? Essere positivi

In questo breve articolo facciamo chiarezza su pensiero positivo e Coaching e condividiamo con te 3 informazioni essenziali per migliorare la tua vita nei pensieri e nelle azioni.

Leggendo l’articolo scoprirai anche uno schema molto utile per gestire le emozioni “negative” e per potenziare quelle “positive”.

Pronti? Cominciamo!

Pensiero positivo, meditare e Coaching: a ciascuno il suo e la prima informazione.

Quanto è importante riuscire a pensare in maniera positiva?
Quanto conta trovare il lato positivo in ogni situazione?
Quanto è utile essere capaci di trovare soluzioni positive davanti a ciò che ci appare come negativo?

Col pensiero positivo intendiamo infatti tutto ciò che orienta la mente a uno stato di positività, superando gli schemi di pensiero negativi e creandone di nuovi, più ottimisti e sani, al fine di affrontare con fiducia la propria esperienza di vita e raggiungere il benessere psicofisico.

Dal nostro punto di vista, tutte le tecniche di pensiero positivo sono utili ma parziali: per ottenere risultati concreti bisogna pensare positivo… ed agire positivo!

Senza sottovalutare il potere dei pensieri… pensare positivo è sicuramente meglio che pensare negativo, ma il solo pensiero positivo non basta per avere successo in ciò che pensiamo di realizzare.

Sembra qualcosa di scontato da dire, eppure questa tendenza “teorica” è più diffusa di quanto si pensi ed è bene fare chiarezza rispetto ad una differenza sostanziale con il Coaching.

Il Coaching per il suo orientamento pratico e misurabile, fornisce infatti strumenti e processi efficaci per passare dal pensiero all’azione ed ottenere i risultati voluti.

E, soprattutto, consente di misurare in maniera oggettiva quello che otteniamo con i nostri pensieri e le nostre azioni.

Pertanto: se partiamo dal pensiero positivo, qual è il passo successivo per evitare rischi?

Sentimenti positivi, emozioni positive ed emozioni negative: il Coaching e la potenza del focus.

Il passo successivo è nella seconda informazione essenziale per migliorare la tua vita: il focus.

Il “punto focale” dove metti la tua attenzione determina la qualità dei tuoi risultati: è per questo che nel Coaching è fondamentale il settaggio degli obiettivi, mettere in campo azioni che sono sotto il tuo diretto controllo e concentrarti sulle risorse che hai a tua disposizione.

Un altro dato molto importante è riconoscere che il nostro focus, il nostro stato, i nostri pensieri e le nostre emozioni sono sotto il nostro controllo: così come i pensieri positivi generano emozioni positive e sentimenti positivi, così possiamo riconoscere i pensieri ed il focus che generano emozioni negative ed orientarli in positivo.

Un ottimo strumento per migliorare lo stato emotivo è il modello delle 8 emozioni primarie di Plutchik che mostra come le emozioni sono il risultato di una complessa sequenza di eventi che è possibile orientare nella direzione desiderata.

In questo modo si attua un processo che parte da focus, stato, pensieri ed emozioni positive per mettere in campo azioni e risultati efficaci.

L’anello mancante del pensiero positivo nella triade del NeuroCoaching integrato

A questo punto, ti sarà chiaro che il pensiero positivo va contestualizzato un processo integrato che trasforma i pensieri in azioni e risultati misurabili e sotto il nostro controllo.

Il pensiero positivo da solo è come un anello mancante… che nella triade del nostro modello trova il suo completamento.

Come già trattato nell’articolo sul credere in se stessi, nel NeuroCoaching integrato distinguiamo 3 fattori essenziali per passare con successo dall’idea all’azione ed il pensiero positivo rientra a pieno nel fattore Energia.

Il pensiero positivo (Energia) in un sistema integrato con Competenze ed Autonomia trova il suo connubio efficace col Coaching senza il rischio di credere che basti il solo pensiero per far accadere le cose.

Se vuoi scoprire di più sul NeuroCoaching integrato
, clicca sul pulsante per richiedere una sessione.

Credere in se stessi: 2 “Tool” di Coaching a Prova di Fuffa per Migliorare i Tuoi Risultati

Credere in se stessi: hai mai pensato che fosse solo fuffa?

In questo articolo trovi 2 “tool” super efficaci per migliorare i tuoi risultati ed un chiarimento sulle bufale e le trovate di marketing sul “credere” in se stessi.

Al suo interno troverai anche il modello di NeuroCoaching integrato del Dr Roberto Castaldo che lavora su più livelli per elevare le performance e migliorare i risultati senza perdere tempo e motivazione.

Pronto? Buona lettura!

Davvero basta credere in se stessi per migliorare i risultati?

Quando si parla di “credere”, la prima cosa da fare è smetterla di “crederci” come insegnano alcuni pseudo-Coach che confondono il Coaching con una curiosa “pseudo-motivazione”.

Diversi pseudo-professionisti – che si dichiarano “coach” pur non avendo seguito un percorso certificato – insistono così tanto su “credi in te stesso” che i loro clienti quasi si convincono che i risultati arriveranno magicamente da soli fin quando, dopo aver perso tempo e soldi, si scontreranno con la realtà dopo essere caduti vittime di bufale e trovate di marketing.

Il fatto è che espressioni come riuscire nella vita, credere di credere, vincere se stessi, avere fiducia nella vita, valorizzare se stessi, avere rispetto di se stessi, essere fiduciosi sono espressioni che vanno benissimo dal punto di vista del Coachee che si rivolge al Coach: è compito del Coach allenare il Coachee a trasformare queste espressioni vaghe in obiettivi ben formati, precisi, misurabili con un piano d’azione da attuare nell’immediato.

Basta ricordare che ogni sessione di Coaching degna di questo nome si completa con un piano d’azione per liberarci di tutta la fuffa ed abbiamo appena cominciato a chiarire l’argomento.

Insomma: basta credere in se stessi per migliorare i risultati?

Assolutamente NO!

Questo non significa che non serva, perché capire come avere fiducia in se stessi aiuta a migliorare i risultati ed entusiasmo, ma c’è bisogno di altro!

Se un uomo crede in se stesso, ha soltanto cominciato: se credi di essere un grande giocatore di calcio ma ti mancano l’allenamento, la tecnica e l’ultima volta che hai giocato a calcio c’erano ancora le 1.000 lire, molto probabilmente la tua prossima partita non sarà esattamente un successo.

Anzi, se non fai attenzione, rischi anche di procurarti uno strappo muscolare o un infortunio perché hai gestito male le risorse a tua disposizione.

Chiarito questo punto, possiamo trattare l’argomento da un punto di vista più pratico e concreto.

Come credere in se stessi con 2 “Tool” strategici: autostima ed autoefficacia

A questo punto potresti chiederti: che cosa significa esattamente… e come credere in se stessi?

Spesso si usano espressioni come “sicurezza in se stessi”, “contare su se stessi” e “fiducia in se stessi” quasi come sinonimi.

Nel modello di NeuroCoaching integrato del Dr Roberto Castaldo, invece, ci sono 2 “tool” strategici che portano chiarezza e risultati.

Uno è l’autostima – la stima di te – l’altro è l’autoefficacia – la stima di ciò che sai fare – due elementi che, come lo Yin e lo Yang, si influenzano reciprocamente e vanno considerati insieme.

Quando hai un livello di autostima positivo, ti percepisci come più efficace; quando il tuo livello di autoefficacia è positivo, lo sarà in proporzione anche la tua autostima.

Se vuoi migliorare l’autostima devi lavorare sull’autoefficacia: se vuoi migliorare l’autoefficacia, devi lavorare sull’autostima.

Questo è solo l’inizio di un processo molto più complesso del semplice “ci devi credere” – sbandierato da tanti pseudo-Coach – per ottenere risultati: segui nel prossimo paragrafo per approfondire.

Da Autostima ed autoefficacia a risultati superiori: i 3 fattori del successo

Riesci a seguire il discorso? Ricapitoliamo.

Credere in se stessi non basta, ma è un fattore che aiuta a migliorare i tuoi risultati.

Il primo tassello da aggiungere è che autostima ed autoefficacia si influenzano reciprocamente.

Il secondo è far attenzione a questi 3 fattori: autonomia, energia e le competenze.

Quindi va bene credere in se stessi, a patto che lavoriamo su:

  • Autonomia: la capacità di scegliere le strategie decisionali più adatte ai risultati voluti
  • Energia: le strategie motivazionali e l’investimento energetico che metti in campo
  • Competenze: le strategie di apprendimento che usi per acquisire nuove capacità ed abilità

Come vedi, “credere in se stessi” ha sullo sfondo un lavoro integrato su più livelli che possono portare grandi trasformazioni nella tua vita.

E questa è solo la punta dell’iceberg.

Come hai letto all’inizio, ogni sessione di Coaching degna di questo nome si completa con un piano di azione.

E il piano di azione presuppone degli obiettivi da raggiungere, stabiliti secondo un determinato processo – come il G.R.O.W. ad esempio – e che sono un altro fattore fondamentale.

Così come non puoi separare autostima ed autoefficacia, non puoi scindere il credere in se stessi dagli obiettivi.

Credere in se stessi: il NeuroCoaching integrato e la soluzione scientifica per ottimizzare tempo e soldi

Facciamo il punto finale e tiriamo le somme.

Siamo partiti da “credere in se stessi” ed abbiamo visto come – all’interno di un modello scientifico di NeuroCoaching integrato – questo investa:

  • Autostima ed autoefficacia
  • Autonomia, energia e competenze
  • Obiettivi ben formati e piano d’azione

Guardando il modello, avrai sicuramente individuato un punto su cui lavorare che ha attirato di più la tua attenzione.

Che cosa puoi fare quindi? Per migliorare i tuoi risultati e lavorare proprio su quel punto specifico, puoi richiedere una sessione di Coaching e testare l’efficacia e la rapidità del modello di NeuroCoaching integrato ed ottimizzare i tuoi investimenti di tempo e soldi.

Dopo questo articolo non hai bisogno di crederci, ma sai che il Coaching funziona!

 

Entusiasmo: come essere positivi per aumentare il fatturato e l’utile in azienda

I benefici dell’entusiasmo che portano ricchezza in azienda e come entusiasmare il tuo team

Entusiasmo: le analisi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) parlano chiaro.

L’entusiasmo – e la mancanza di entusiasmo – è sempre più un fattore determinante, un’energia vitale per il successo di un’azienda.

Il successo di un’azienda è determinato dalle persone e, a parità di talenti e competenze, una persona entusiasta rende molto di più e fa in modo che anche gli altri membri del team possano essere positivi.

In questo articolo ti darò delle evidenze dell’impatto positivo dell’entusiasmo che ha già fatto aumentare il fatturato aziendale in diverse realtà nazionali ed internazionali.

Entusiasmo, felicità e perché è il trend del momento

Se l’Onu ha dedicato una giornata mondiale alla felicità, se l’OCSE raccomanda agli istituti di statistica nazionali di adottare l’indice della felicità e persino l’università americana di Yale ha istituito un corso sulla felicità, è il caso di studiare bene il fenomeno e capire come l’entusiasmo impatta sulle aziende.

Oltre ai benefici del Coaching che ho trattato in questo articolo, sul mio blog personale  – che puoi consultare qui – ho riportato i dati forniti dal Laboratorio Imprese per la Responsabilità Sociale d’Impresa di Reggio Emilia, secondo i quali 1 euro investito sul Coaching dà un ritorno dai 2,5 euro ai 4,8 euro per abbattimento del costo dell’assenteismo.

A questi dati voglio aggiungere l’interessante punto di vista di Laurence Vanhée che ha le risorse umane della Sicurezza Sociale in Belgio ha rilevato che il lavoro sull’entusiasmo e sulla felicità ha generato:

  • -20% di assenteismo
  • -70% di dimissioni spontanee
  • +80% dedizione al lavoro

Ovviamente questo risultato non viene dal mettere in ufficio un semplice tavolo da ping-pong o una sala relax, ma da qualcosa di molto più profondo su cui possiamo soffermarci.


Entusiasmo in azienda e come metterlo in pratica

Stando all’etimologia, entusiasmo ha due significati principali:

  • Ispirazione divina (da èn-theos, “pieno di un dio”)
  • uno stato di viva agitazione che porta ad e operare dando tutto di sé stesso

Dal mio punto di vista, l’entusiasmo è quello stato che accompagna l’agire con intensità – mettendo in campo tutte le risorse a nostra disposizione – e di ottenere risultati efficaci ed efficienti – usando al meglio proprio le risorse che abbiamo messo in campo.

Hai presente come si comporta in azienda una persona entusiasta?

Certo, se è facile riconoscere in azienda i sintomi della mancanza di entusiasmo – dalla mancanza di iniziativa fino a gravi irresponsabilità, c’è una caratteristica fondamentale che accomuna tutte le persone entusiaste in azienda: ottenere risultati di valore.

Nell’ambito aziendale, il Coaching è uno degli strumenti professionali più efficaci e rapidi per ottenere risultati di valore perché consente di:

  • fissare gli obiettivi aziendali in modo chiaro, efficiente e misurabile
  • fissare gli obiettivi individuali di ogni membro del team
  • allineare gli obiettivi aziendali con quelli individuali
  • creare un piano d’azione per ogni fase di esecuzione degli obiettivi

Una persona che ottiene risultati, che sa che cosa fare, come farlo e che si sente utile in ciò che fa… è una persona entusiasta che stimola tutti ad essere positivi nel raggiungere il successo in azienda.

È quel tipo di persona che non starà a guardare l’orologio quando ci saranno scadenze ed urgenze, ma darà energia vitale a tutti, sarà la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via.

È quel tipo di persona che se avrà qualcosa da dire durante una riunione non starà in silenzio, ma saprà usare le parole giuste per stimolare pensieri positivi e soluzioni.

È quel tipo di persona che non aspetterà di ricevere un determinato compito per agire, ma saprà anticipare le prossime sfide aziendali, attirare persone positive ed offrire punti di vista innovativi.

Se ti interessa che le persone del tuo team siano così, possiamo sviluppare subito un piano d’azione insieme con una sessione di Coaching che puoi richiedere cliccando qui.

Come hai visto dai dati concreti, l’entusiasmo ed essere positivi aiuta e non si tratta di “fuffa” o cose da “motivatori” improvvisati, ma di qualcosa che – a partire da talenti e competenze ben sviluppati – può fare la differenza e portare aumenti di fatturato alla tua azienda. Numeri alla mano.

Se stai pensando di richiedere senza impegno la tua sessione di Coaching, ti consiglio di farlo ora per scoprire anche come divertire il tuo team con una delle più recenti innovazioni destinata ad esplodere nei prossimi anni – è top secret, te ne parlerò in privato.

 

Ad maiora

Dr Roberto Castaldo

 

Benefici del Coaching: come migliora la qualità della vita. Uno studio pilota in Italia Uno studio pilota in Italia conferma sempre più i potenti benefici del Coaching sul miglioramento della qualità della vita, performance ed emozioni

produttività aziendale Uno studio pilota in Italia conferma sempre più i potenti benefici del Coaching sul miglioramento della qualità della vita, performance ed emozioni.

Benefici del Coaching: sai quanto il Coaching migliora la qualità della vita secondo i più recenti studi scientifici?

Già l’Harvard Business Review, uno dei più prestigiosi progetti editoriali al mondo, fa notare che l’obiettivo del Coaching è l’obiettivo del buon management: valorizzare al meglio le risorse preziose di un’organizzazione.

Il Financial Times tempo fa ha riportato che il Coaching ha avuto un impatto di +88% sulla produttività aziendale.

Ed oggi aggiungiamo un recentissimo studio scientifico condotto in Italia sui benefici del Coaching sulla qualità della vita: lo studio pilota di HTA Focus condotto su 10 operatori nel settore socio-sanitario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Benefici del Coaching: lo studio pilota in Italia sul miglioramento della qualità della vita

Durante una fase di studio di 8 mesi (Giugno 2017-Febbraio 2018) e dopo un ciclo di 8 incontri con un Coach, sono state rilevate le variazioni degli indicatori della qualità della vita misurata con il questionario SF-36, lo standard di riferimento per i questionari sulla salute.

Per lo studio sono stati utilizzati il questionario SF-36, due diari di auto-osservazione ed il questionario di Consensus Delphi per misurare la Qualità della Vita.

A ciascun operatore è stato somministrato il questionario SF-36 prima e dopo ogni ciclo di Coaching composto di 8 sessioni di 1 ora e 15 minuti ciascuna. I diari di auto-osservazione 1 e 2 sono stati somministrati dopo ogni sessione di Coaching, mentre dopo la 4° sessione di Coaching è stato somministrato il diario Consensus Delphi col questionario sulla Qualità della Vita.

I risultati ed i benefici del Coaching sono stati straordinari!

  • Il 90% degli operatori coinvolti ha avuto un miglioramento delle proprie performance personali e professionali
  • l’80% ha registrato un miglioramento del proprio stato emotivo
  • Il 70% ha migliorato la qualità delle proprie relazioni in famiglia e sociali

E ancora: il 50% degli operatori ha ridotto la stanchezza e si è sentito più vitale tornando a fare anche attività fisica ed il 60% ha migliorato la propria sensazione di felicità!

Benefici del Coaching: come testarli da subito

Se hai letto fin qui hai appreso una nuova evidenza sui benefici del Coaching  e forse è arrivato il momento di testare su di te la potenza del Coaching.

Il Coaching è sicuramente uno degli strumenti professionali più potenti per gestire il cambiamento e migliorare la qualità della tua vita personale e professionale.

Sarà per il focus sui processi e sulle performance.

Sarà perché sviluppa autonomia ed efficienza.

Sarà perché con il Coaching gli obiettivi hanno una misurazione certa, obiettiva e tangibile.

Qualunque sia il tuo obiettivo professionale o personale, il Coaching può migliorare la qualità della tua vita, delle tue performance e delle tue emozioni in maniera scientifica e tangibile.

Clicca qui e richiedi ora la tua sessione di Coaching!

Ad maiora

Dr Roberto Castaldo

Mental Coach: come migliorare i risultati del 70% con l’allenamento mentale La mente va allenata al pari del corpo: scopri come migliorare i tuoi risultati del 70% ed oltre con un Mental Coach

Conosci il mental Coach Juan Carlos Campillo?

Probabilmente sì, se sei un tifoso di calcio: è il mental Coach del calciatore della Lazio Luis Alberto ed ha il merito di aver fatto rinascere un atleta che « vedeva tutto nero e che pensava di non essere in grado di fare il calciatore ».

 

Come si fa a far rinascere un atleta che vede tutto nero…e che cosa fa di preciso un mental Coach?

Se ti interessa questa domanda, continua a leggere perché è proprio quello che scopriremo nelle prossime righe dedicate al mental Coaching.

 

Mental Coach: che cosa fa e come migliora i risultati



Nell’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, Juan Carlos Campillo ha raccontato che Luis Alberto era talmente scontento da pensare persino di abbandonare il calcio giocato.

«Non gli piacevano i rapporti all’interno dello spogliatoio, non si era adattato alla nuova realtà e al calcio italiano».

Oggi invece è un giocatore che si è rivelato decisivo per la Lazio nello scorso campionato.

Che cosa è cambiato? Come ha fatto Juan Carlos Campillo a far diventare Luis Alberto il calciatore che è oggi?

«La difficoltà sta nel farti capire che puoi raggiungere il tuo obiettivo».


Come puoi leggere dalle parole del mental Coach, il punto principale è far capire all’atleta che può raggiungere il suo obiettivo.

E questo presuppone che l’obiettivo sia stato definito e sia chiaro nella sua mente.

E su quali obiettivi hanno lavorato? Eccoli qui.

« […] Il primo: diventare titolare nella Lazio e nel finale dello scorso campionato Luis Alberto ha giocato alcune volte da titolare.

 

[…] Il secondo obiettivo l’avrebbe portato a diventare importante per la squadra e posso dire che lo stiamo raggiungendo ».

 

Ecco che possiamo iniziare a capire che cosa fa un mental Coach: allena gli sportivi a fissare gli obiettivi e raggiungere i risultati.

E lo fa tirando fuori il meglio dalla persona e dall’atleta con tutti gli strumenti necessari per esprimersi al massimo delle sue potenzialità.

Si tratta di una definizione che ritengo molto utile…anche se la maggior parte delle persone che sente parlare per la prima volta di mental Coaching spesso risponde dicendo: «ma è tutto qui?».

Niente di più sbagliato! E ti spiego subito perché.

Prima però di farti toccare con mano la potenza di quello che c’è dietro il lavoro del mental Coach, vorrei che leggessi con attenzione sempre le parole di Juan Carlos Campillo:

«Il primo contatto risaliva ai tempi di Liverpool, ci siamo risentiti nel marzo scorso, abbiamo proseguito il lavoro sentendoci al telefono, tramite Skype e videochiamate. È andato prima agli allenamenti, ha riguardato le partite. Ha lavorato sulla concentrazione e sul rilassamento».

Come puoi notare, la potenza del Coaching funziona anche a distanza.

E per avere una prima esperienza di questa potenza, continua a leggere perché ci sono due esercizi pratici ad attenderti.

 

Mental Coach: due esercizi per migliorare subito i tuoi risultati

Come promesso, mettiamoci subito all’opera con due esercizi per toccare subito con mano la potenza del mental Coaching.

 

ESERCIZIO 1: VISUALIZZA IL TUO RISULTATO POSITIVO

Una scena nel film Rush – quella della sfida tra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda – ti chiarirà molto bene questo esercizio.

C’è un momento in cui Hunt visualizza ad occhi chiusi la pista e tutte le minime sfaccettature che gli consentiranno di vincere la gara.

 

Questo esercizio proietta la mente dell’atleta alla gara…e sai perché?

Perché il cervello umano non fa differenza tra ciò che è “reale” e ciò che è “immaginato” e genera uno stato emotivo in linea con l’esperienza del momento.

Che cosa significa questo?

Che la vittoria inizia sempre nella tua testa e parte dalla tua capacità di superare eventuali ostacoli interni ed esterni.

L’esercizio che ti propongo è appunto questo.

Visualizza il prossimo risultato positivo che vuoi raggiungere, descrivilo con la massima cura dei dettagli e genera uno stato emotivo positivo, fino a sentire che hai ottenuto completamente il risultato che vuoi.

Mi raccomando: esegui questo esercizio silenziando il telefonino e senza distrazioni e sappi che per ottenere risultati non basta una sola esecuzione!

 

ESERCIZIO 2: ESPRIMITI IN POSITIVO

 

Fai tua questa informazione: il cervello non registra il “non”.

Esempio: non pensare ad un cane giallo. Hai visto… l’hai pensato vero?

 

Ora metti che siamo all’ultimo timeout e manca 1 minuto alla fine di una partita di basket: che succede se l’allenatore dà istruzioni alla sua squadra usando il “non”?


Oppure, che succede se ad un atleta infortunato gli si dice di “non aver paura”, “non pensare al dolore”?

Ecco! Fai quindi questo esercizio: cura il tuo linguaggio in modo da esprimere in positivo tutte le informazioni e le intenzioni legate ai tuoi obiettivi ed ai tuoi risultati.

Ho reso l’idea: praticare per credere e…fallo più volte e prendi nota dei risultati.

 

Benissimo! Direi che questo articolo si è trasformato in una mini-sessione di mental Coaching: siamo pronti per il gran finale.

Mental Coach: come migliorare i tuoi risultati del 70% ed oltre ciò che ritieni possibile

Facciamo un breve riepilogo:

 

  • Abbiamo visto come un mental Coach ha portato un calciatore quasi sull’orlo dell’addio al calcio a diventare un punto di riferimento di una squadra di calcio di serie A.
  • Il lavoro del mental Coach consiste nell’allenare l’atleta a fissare gli obiettivi e raggiungere i risultati.

 

  • Questo lavoro viene svolto con tutti gli strumenti necessari a far esprimere l’atleta al massimo delle sue potenzialità umane e sportive.
  • Questo lavoro è così potente che funziona anche a distanza.
  • Hai avuto un assaggio della potenza di questi strumenti con due esercizi mirati di mental Coaching.


Forse ti starai chiedendo: ok, ma da dove viene questo 70% in più nei risultati ottenuti?

Questo dato è ottenuto incrociando una ricerca autorevole presentata dalla British Psychology Society nel 2003 – secondo la quale studio, motivazione, concentrazione, autostima e gestione dello stress hanno portato ad un miglioramento delle prestazioni sportive del 57% – con le più recenti ricerche e stime di studi recenti.

Ma se vuoi saperla tutta…dal mio punto di vista si tratta di una percentuale falsa.

E sai perché?

Perché nella mia esperienza ho visto atleti e professionisti raddoppiare, triplicare e moltiplicare le proprie prestazioni con il mental Coaching.

E non te lo dico perché ormai – anche se non è su tutte le prime pagine dei giornali – tantissimi sportivi del calibro di Federica Pellegrini e Leonardo Bonucci hanno il loro mental Coach personale.

Non te lo dico nemmeno perché esistono ormai evidenze scientifiche della correlazione tra il mental Coaching ed il potenziamento dell’intera fisiologia dell’atleta e della persona.

Te lo dico perché io stesso ho toccato con mano e visto coi miei occhi atleti e professionisti migliorare i loro risultati col mental Coaching ben oltre il 70% di cui molti parlano…e voglio dare anche a te l’opportunità di testare il mental Coaching per i tuoi obiettivi.

 

Fai di nuovo gli esercizi che ti ho proposto e poi clicca sul pulsante per salire ad un livello superiore col mental Coaching!

Ad maiora


Dr Roberto Castaldo

Lo Sport Coaching per migliorare le performance sportive Come e perché il coaching applicato allo sport aiuta gli atleti e le squadre a raggiungere grandi risultati.

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Per fare sport a livello agonistico e, ancor di più, a livello professionistico è necessario allenarsi su ogni aspetto che compone la performance sportiva.

Spesso l’aspetto mentale viene sottovalutato e l’attenzione viene posta maggiormente sugli aspetti fisici e tecnici dell’atleta (o degli atleti se si tratta di una squadra) che deve competere.

Il coaching applicato allo sport è uno strumento fondamentale per migliorare le performance sportive e aiuta a focalizzarsi sugli obiettivi e le motivazioni che spingono un’atleta a gareggiare per raggiungere determinati risultati.

Lo Sport Coaching aiuta a migliorarsi soprattutto perché agisce sull’aspetto mentale dell’atleta dal quale parte ogni impresa di grande successo.

L’importanza dell’allenamento mentale come parte integrante della preparazione atletica e tecnica è ormai generalmente condiviso ed oggetto di numerose ricerche in laboratorio e sul campo.

Negli ultimi anni la psicologia dello sport si è diretta sempre più verso la ricerca di programmi integrati e multimodali di allenamento mentale.

L’importanza dell’aspetto mentale nello sport

Una ricerca presentata dalla British Psychology Society nel 2003, che è tornata di grande attualità grazie all’irrompere del Mental Coaching, sostiene che sono molti i fattori che permettono di avere successo nello sport e tra questi l’aspetto mentale è sicuramente alla base per il raggiungimento di grandi risultati.

Ma questo non è il solo studio a riguardo.

Una delle migliori ricerche relative all’argomento in questione è certamente quella elaborata da Martens, uno degli studiosi più importanti e conosciuti nell’ambito della psicologia sportiva.

Martens evidenziava la necessità di affrontare in maniera multimodale la preparazione mentale dell’atleta e affermava che l’intervento sull’aspetto mentale deve essere orientato a:

  • sviluppare ed allenare le abilità motorie e le strategie
  • tarare gli obiettivi
  • raggiungere la motivazione
  • imparare a controllare le emozioni e l’ansia,
  • focalizzare e concentrare l’energia e l’attenzione
  • migliorare la fiducia in se stessi e la consapevolezza di sé
  • controllare le attività immaginative

Quella di Martens è sicuramente una visione che definisce al meglio tutte le variabili che intervengono sul’aspetto mentale dell’atleta.

Lo Sport Coaching ti aiuta a migliorare le performance sportive proprio concentrandosi su questi aspetti.

Ognuno di questi meriterebbe di essere approfondito singolarmente.
In questo articolo però voglio concentrarmi su quelli che secondo il mio punto di vista sono quelli più rilevanti.

Definire un obiettivo con lo Sport Coaching

Con il termine obiettivo si definisce il fine, la meta, il risultato che si vuole ottenere compiendo una determinata azione.

Detto così sarebbe facile immaginare che basta porsi un traguardo nella vita e fare qualcosa per poterlo realizzare, per far sì che diventi realtà.

Tuttavia, sappiamo benissimo che un obiettivo, in sé per sé, non basta da solo per raggiungere un determinato scopo: sono tanti, e all’ordine del giorno, gli obiettivi che desideriamo ottenere, ma che purtroppo, nella maggior parte dei casi, siamo costretti a riporre nel cassetto come dei bei sogni impossibili da realizzare.

Ecco.

La prima cosa da fare è quindi focalizzarsi su un obiettivo ben preciso.

Nel caso di un atleta può essere un risultato da ottenere, una gara da vincere, un record da battere.

Questo è il primo passo per il successo: sapere dove si vuole arrivare.

Capisco che non è sempre immediato e intuitivo definire un obiettivo con precisione e a tal riguardo ti consiglio di dare un’occhiata all’articolo sul metodo G.R.O.W., una delle strutture più efficaci di coaching e che puoi applicare alla perfezione anche allo sport.

Ma torniamo a noi.

Per avere successo nella definizione di un obiettivo devi conoscere il vero motivo che è dietro la sfida.

E di seguito ti spiego a cosa mi riferisco.

Comprendere la vera motivazione con lo Sport Coaching

Qual è il tuo “perché”?
Perché ti vuoi impegnare a raggiungere questo risultato?
Cosa c’è dietro?
Cosa è davvero importante per te nel giungere quel traguardo?

Sono queste le domande che devi porti per capire perché vuoi fare sacrifici, vuoi allenarti e vuoi dedicarti a raggiungere quell’obiettivo.

Si tratta di un aspetto fondamentale perché il motivo per cui lo fai sarà la cosa che dovrai ricordare quando penserai di rinunciare.

Quando vorrai interrompere la dieta, quando ti vorrai sedere negli spogliatoi e piangere, invece che andare a fare un’altra sessione di allenamento, quando gli ostacoli ti sembreranno insormontabili ti ricorderai di ciò che ti ha spinto a provarci e sarà la più grande forza che potrai avere.

Una volta individuato questo puoi passare allo step successivo.

Sei motivato esternamente o internamente?

Che cosa voglio dire?

Sei più motivato da una molla interna o più motivato dall’ottenere un riconoscimento esterno?

Sei più motivato dalla sfida con te stesso, oppure dal tifo che ricevi quando esegui una prestazione sportiva perfetta?

Qualunque sia il motivo, renditene conto, approfondiscilo e mantieniti sempre concentrato su di esso.

L’errore più frequente è quello di volersi motivare con ciò che motiva gli altri, quando, invece, devi motivarti con ciò che motiva davvero te stesso.

Controllare le emozioni con lo Sport Coaching

Gestire lo stato emotivo è fondamentale per un’atleta.

Immagina la situazione in cui ti sei allenato per tanti mesi e poi nel momento della gara l’emozione, l’ansia, la preoccupazione di fallire non ti fa rendere al meglio.

Ecco. Puoi allenarti a far sì che ciò non accada.

È quello che fanno i grandi campioni e in questo il coaching è sicuramente uno strumento che ti può aiutare tantissimo visto il lavoro che viene fatto nell’ambito della gestione dello stato emotivo in tutte le situazioni e non solo in quelle di gara o di competizione.

Conclusioni

Ho voluto soffermarmi brevemente su quelli che per me sono gli aspetti fondamentali sui quali si concentra il coaching applicato allo sport cercando di evidenziare i vantaggi che ne derivano.

Se sei un’atleta e vuoi migliorare le tue performance CONTATTAMI per un incontro e insieme tracceremo la strada per raggiungere grandi obiettivi.

Se sei un coach ti consiglio di approfondire gli aspetti legati all’applicazione del coaching nello sport perché sempre più atleti, a livello professionistico e non solo, stanno comprendendo l’importanza di avere una figura che li affianchi per rendere al meglio.

Ecco perché ho creato l’MBA in Sport Coaching dove tutti coloro che vogliono lavorare a contatto con sportivi e squadre possono specializzarsi in questo ramo del coaching e imparare le tecniche concrete da utilizzare attraverso un percorso studiato ad hoc per avere tutti gli strumenti da mettere in pratica fin da subito.

Ad Maiora
Dr. Roberto Castaldo

Come diventare Business Coach Chiariamo le idee su questa nuova figura professionale. Il suo ruolo in azienda, le attività che svolge e dove formarsi.

business coach italy

Perché il Business Coach è diventata una delle figure più ricercate dalle aziende?

I motivi sono tanti e di notevole importanza per il successo aziendale.

Partiamo col dire che la fortuna di questa figura si inserisce all’interno del forte sviluppo che ha avuto il coaching. 

In molti si sono affacciati allo studio e alla pratica di questa disciplina per le notevoli opportunità che offre a livello professionale e l’area che più affascina è sicuramente quella del Business.

Quando si parla di coaching infatti bisogna distinguere tra varie tipologie a seconda del settore in cui si applica.

In generale abbiamo 3 macro aree in cui il coaching viene utilizzato maggiormente:

  • Business: quando si ha a che fare con manager e aziende
  • Sport: quando si lavora con atleti e squadre sportive
  • Life: per tutto ciò che riguarda la vita privata e le relazioni personali

Tra questi, il Business Coaching è quello che sta riscuotendo maggior successo soprattutto in seguito alla crisi economica che ha portato molte aziende a dover rivedere la propria organizzazione e i propri obiettivi.

Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento al Business Coaching?
Cosa fa nella pratica un Business Coach?
Sono le domande che in molti si fanno e alle quali cercherò di rispondere di seguito.

Cos’è il Business Coaching

Come ho anticipato, il Business Coaching è relativo all’ambito aziendale e manageriale.

Mi piace definire il Business Coaching come un processo di miglioramento delle performance di un’impresa attraverso una figura professionale esterna che, non essendo influenzata dal contesto aziendale, riesce ad analizzare e comprendere con più obiettività le aree da migliorare e a tirar fuori i talenti e le capacità al suo interno, in modo da far crescere il business dell’azienda.

Il Business Coach, quindi, interviene a vari livelli della struttura e della gestione aziendale, sia dal punto di vista individuale che collettivo, attraverso approcci e tecniche diverse a seconda dell’obiettivo.

Ecco perché possiamo distinguere tra 3 tipi di Business Coaching.

I tipi di Business Coaching

L’attività di Business Coaching prevede interventi in vari ambiti aziendali a seconda delle aree in cui il coach va ad operare.

Per questo si parla di:

Executive Coaching: quando il coach lavora con imprenditori e manager per migliorare le loro tecniche di sviluppo del business e di gestione dell’azienda aiutandoli a trovare soluzioni a tutte le problematiche relative all’impresa;

Team Coaching: quando il coach interviene su un gruppo di lavoro in modo da migliorare le performance dei singoli e di conseguenza dell’intero team, facilitando i processi in termini di produttività e integrando le caratteristiche del singolo con quelle del gruppo;

Corporate Coaching: quando il coach si dedica al gruppo dirigente integrando coaching individuale e coaching di gruppo e, se necessario, si rivolge anche ai livelli intermedi dell’azienda.

Cosa fa un Business Coach

Quella del Business Coach è una figura alla quale stanno facendo affidamento sempre più aziende, sia grandi che piccole e medie imprese.

Per molte si è rivelato un supporto necessario e fondamentale per far crescere il proprio business e per migliorare le pratiche e le attività aziendali.

Cosa fa un Business Coach dipende dal contesto in cui viene inserito e dallo scopo che l’azienda si è prefissato.

In generale possiamo dire che un Business Coach tramite tecniche e strumenti del coaching, del marketing e del business in generale mira a raggiungere obiettivi quali ad esempio:

  • lo sviluppo di tutte le risorse aziendali
  • il miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali tra le persone impiegate in azienda
  • il superamento delle problematiche, degli ostacoli e dei conflitti
  • una migliore gestione dell’azienda anche in termini di leadership da parte del management
  • individuare nuovi mercati e opportunità

A ciò si aggiunge il lavoro individuale che può fare un Business Coach sia con il management, ovvero con chi decide e gestisce le sorti dell’azienda, sia con i dipendenti a livello di obiettivi personali, soddisfazione e aree di miglioramento.

Come diventare Business Coach

Se quello che hai letto finora ti ha affascinato e stai pensando che potrebbe essere un’opportunità per cambiare lavoro e intraprendere questo tipo di carriera ti consiglio di fermarti un attimo.

Non voglio darti false illusioni, quindi ci tengo a precisare che per diventare un Business Coach di un certo livello devi formarti con chi già svolge questa attività e può insegnarti le tecniche e darti consigli pratici su come iniziare questa avventura nel mondo del coaching.

Diventare Business Coach, quindi, richiede innanzitutto una formazione adeguata con esperti del settore in grado di indirizzare la tua carriera verso questo obiettivo.

Devi però fare attenzione.

Esistono tanti corsi in materia di coaching dove perderai solo tempo e difficilmente imparerai qualcosa che ti sarà utile per diventare un coach professionista.

Ecco perché ho voluto mettere la mia esperienza decennale al servizio di tutti coloro che vogliono imparare l’arte del coaching e per questo ho creato Coach Italy, la prima Academy di Business e Sport Coaching in Italia focalizzata su queste due specifiche aree del coaching.

Imparerai a trovare aziende che vorranno affidarsi a te, ad aggiungere valore all’interno delle loro organizzazione, a farle crescere in tutti gli aspetti e a portarle al successo.

Se vuoi davvero diventare un Business Coach cercato dalle migliori aziende, CONTATTAMI.

Ad Maiora
Dr. Roberto Castaldo

Gallinari: come può un Campione perdere la testa così?

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Il giocatore più forte dell’Italia del basket salterà gli Europei in seguito a un pugno contro un avversario. Analizziamo la questione dal punto di vista del Coaching.
 
È notizia di questi giorni che il campione della Nazionale italiana Danilo Gallinari non sarà presente ai prossimi Europei di basket.
 
Il motivo?
 
Un infortunio alla mano che gli impedirà di proseguire la preparazione con la squadra e di poter dare il proprio contributo.
 
La notizia in sé sarebbe stata archiviata come un un classico evento sfortunato ma tutto sommato casuale se fosse avvenuto in una normale azione di gioco.
 
È invece diventata un caso per come il giocatore si è procurato l’infortunio.
 
Continua a leggere l’articolo sul sito Roberto Castaldo.