5 motivi per affidarsi ad un Business Coach Scopri i vantaggi di poter contare su un Business Coach per migliorare i risultati della tua azienda.

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Chi fa impresa sa bene quante difficoltà ci sono quotidianamente nel gestire ogni aspetto del business per far sì che si raggiungano i risultati sperati.

Bisogna fare attenzione ad ogni variabile (io ne ho individuate 6 principali che trovi nella Formula del Successo che ho ideato) e curare i dettagli e i particolari per fare davvero la differenza in un mercato sempre più competitivo.

Di conseguenza il ruolo dell’imprenditore diventa sempre più complesso e si manifesta la necessità di un aiuto che magari vada al di là dei collaboratori o dei dipendenti di cui già si circonda.

Nessuno ha il libretto d’istruzioni per far funzionare nel modo migliore la propria azienda ma ci si può affidare ad una figura che aiuti l’imprenditore, il manager o il semplice dipendente ad ottimizzare il proprio lavoro e a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Questa figura è un Business Coach e continuando a leggere capirai il suo ruolo e 5 motivi per cui se hai un’azienda dovresti subito richiedere una consulenza a chi fa del business coaching una professione.

Il Business Coach in azienda

Quella del Business Coach è una figura che pian piano sta avendo sempre più successo e si sta affermando come una professione richiestissima sul mercato del lavoro.

Tante ormai sono le aziende che si affidano ad un Business Coach per i grandi benefici che una figura del genere è capace di produrre per l’impresa e le persone coinvolte.

Organizzazione dei processi e il focus sulle persone sono i due aspetti fondamentali sui quali lavora un Business Coach, sempre avendo ben presente l’obiettivo che si vuole raggiungere.

Ecco perché il Business Coach deve avere competenze di vario tipo: deve conoscere le realtà aziendali, come sono strutturate, le dinamiche che le muovono e allo stesso tempo saper utilizzare le tecniche di un coach professionista. Una figura poliedrica con competenze che spaziano dall’economia al marketing, dalle risorse umane al coaching.

Ma cosa fa un Business Coach nello specifico?
Su quali aspetti interviene?
Come può aiutare concretamente le aziende?

Continua a leggere e lo scoprirai.

Perché affidarsi a un Business Coach: i benefici

Sono tanti i motivi per cui l’aiuto di un Business Coach risulta essere molto importante nel raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Partiamo col dire che il lavoro di un Business Coach dipende soprattutto dalle necessità dell’azienda e dalla specifica realtà in cui viene inserito. L’analisi preliminare di tutti gli aspetti aziendali è fondamentale per capire dove intervenire e dove si vuole arrivare.

Un Business Coach sarà d’aiuto proprio in questo: raggiungere il risultato che si vuole ottenere ottimizzando i processi e le risorse.

Vediamo nello specifico quelli che, secondo me, sono i 5 benefici principali della presenza di un Business Coach in azienda:

1.Aumento della produttività attraverso lo sviluppo di tutte le risorse aziendali

Organizzare al meglio le risorse aziendali è il primo passo per far sì che la produttività aumenti. Con il termine risorse mi riferisco sia a quelle materiali sia alle persone impiegate nei vari processi aziendali. Il Business Coach, dopo un’attenta analisi della situazione, cerca, attraverso le tecniche del coaching, di portare l’imprenditore e i vari responsabili ad ottimizzare le risorse esistenti dando se necessario qualche consiglio operativo. Tipico esempio di intervento sono i suggerimenti e le tecniche su come gestire il tempo in maniera ottimale.

2. Miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali tra le risorse umane impiegate in azienda

Una delle principali cause di problemi e incomprensioni sul luogo di lavoro è l’errata comunicazione tra le persone coinvolte. Gran parte del lavoro di un Business Coach si focalizza sugli aspetti comunicativi e interpersonali che intercorrono tra le risorse umane dell’azienda mirando a raggiungere una comunicazione efficace a tutti i livelli. Per arrivare a questo obiettivo sono spesso utilizzate sedute di coaching individuali o collettive.

3. Superamento delle problematiche, degli ostacoli e dei conflitti relativi all’azienda

Nella maggior parte dei casi l’intervento di un Business Coach viene richiesto in situazioni di crisi o di difficoltà e per questo chi svolge questa attività deve essere in grado di fronteggiarle e di fornire un aiuto costante nel superamento delle criticità a tutti i livelli. Non si pensi solo ai grandi problemi aziendali ma anche, ad esempio, ai piccoli conflitti quotidiani che possono verificarsi tra i dipendenti.

4. Una migliore organizzazione e gestione dell’azienda anche in termini di leadership da parte del management

Per raggiungere gli obiettivi è necessaria una grande organizzazione.Su questo un bravo Business Coach deve avere elevate competenze e deve riuscire a trasferirle anche al management con il quale deve interfacciarsi quotidianamente non solo per le questioni organizzative. Molto importante infatti è anche il lavoro per lo sviluppo di una leadership coerente ed efficace con chi detiene posizioni di rilievo e che decide le sorti dei vari settori operativi.

5. Individuare nuove opportunità

Avendo competenze molto variegate e che fanno riferimento a diversi settori, il Business Coach è anche colui che ha la capacità di individuare in tempo opportunità, nuovi mercati, nuove tecnologie, nuove tecniche sempre in funzione dell’obiettivo che ci si è posti. E questo può fare tutta la differenza del mondo in un contesto in continua evoluzione.

Penso che questi 5 motivi siano sufficienti a convincere qualsiasi imprenditore ad affidarsi ad un Business Coach per la propria azienda.

Ed è per questo che se già svolgi l’attività di coach o stai per intraprenderla, quella del Business potrebbe essere una specializzazione decisamente proficua per te e per la tua carriera.

Come Coach Italy abbiamo ideato l’MBA in Business Coaching proprio per formare figure in grado di supportare le aziende nel raggiungimento dei loro obiettivi.

Una formazione specializzata e di assoluto livello con coach professionisti che ti porterà ad avere le competenze necessarie per fare carriera come Business Coach.

Contattami per saperne di più.

Ad Maiora
Dr. Roberto Castaldo

Lo Sport Coaching per migliorare le performance sportive Come e perché il coaching applicato allo sport aiuta gli atleti e le squadre a raggiungere grandi risultati.

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Per fare sport a livello agonistico e, ancor di più, a livello professionistico è necessario allenarsi su ogni aspetto che compone la performance sportiva.

Spesso l’aspetto mentale viene sottovalutato e l’attenzione viene posta maggiormente sugli aspetti fisici e tecnici dell’atleta (o degli atleti se si tratta di una squadra) che deve competere.

Il coaching applicato allo sport è uno strumento fondamentale per migliorare le performance sportive e aiuta a focalizzarsi sugli obiettivi e le motivazioni che spingono un’atleta a gareggiare per raggiungere determinati risultati.

Lo Sport Coaching aiuta a migliorarsi soprattutto perché agisce sull’aspetto mentale dell’atleta dal quale parte ogni impresa di grande successo.

L’importanza dell’allenamento mentale come parte integrante della preparazione atletica e tecnica è ormai generalmente condiviso ed oggetto di numerose ricerche in laboratorio e sul campo.

Negli ultimi anni la psicologia dello sport si è diretta sempre più verso la ricerca di programmi integrati e multimodali di allenamento mentale.

L’importanza dell’aspetto mentale nello sport

Una ricerca presentata dalla British Psychology Society nel 2003, che è tornata di grande attualità grazie all’irrompere del Mental Coaching, sostiene che sono molti i fattori che permettono di avere successo nello sport e tra questi l’aspetto mentale è sicuramente alla base per il raggiungimento di grandi risultati.

Ma questo non è il solo studio a riguardo.

Una delle migliori ricerche relative all’argomento in questione è certamente quella elaborata da Martens, uno degli studiosi più importanti e conosciuti nell’ambito della psicologia sportiva.

Martens evidenziava la necessità di affrontare in maniera multimodale la preparazione mentale dell’atleta e affermava che l’intervento sull’aspetto mentale deve essere orientato a:

  • sviluppare ed allenare le abilità motorie e le strategie
  • tarare gli obiettivi
  • raggiungere la motivazione
  • imparare a controllare le emozioni e l’ansia,
  • focalizzare e concentrare l’energia e l’attenzione
  • migliorare la fiducia in se stessi e la consapevolezza di sé
  • controllare le attività immaginative

Quella di Martens è sicuramente una visione che definisce al meglio tutte le variabili che intervengono sul’aspetto mentale dell’atleta.

Lo Sport Coaching ti aiuta a migliorare le performance sportive proprio concentrandosi su questi aspetti.

Ognuno di questi meriterebbe di essere approfondito singolarmente.
In questo articolo però voglio concentrarmi su quelli che secondo il mio punto di vista sono quelli più rilevanti.

Definire un obiettivo con lo Sport Coaching

Con il termine obiettivo si definisce il fine, la meta, il risultato che si vuole ottenere compiendo una determinata azione.

Detto così sarebbe facile immaginare che basta porsi un traguardo nella vita e fare qualcosa per poterlo realizzare, per far sì che diventi realtà.

Tuttavia, sappiamo benissimo che un obiettivo, in sé per sé, non basta da solo per raggiungere un determinato scopo: sono tanti, e all’ordine del giorno, gli obiettivi che desideriamo ottenere, ma che purtroppo, nella maggior parte dei casi, siamo costretti a riporre nel cassetto come dei bei sogni impossibili da realizzare.

Ecco.

La prima cosa da fare è quindi focalizzarsi su un obiettivo ben preciso.

Nel caso di un atleta può essere un risultato da ottenere, una gara da vincere, un record da battere.

Questo è il primo passo per il successo: sapere dove si vuole arrivare.

Capisco che non è sempre immediato e intuitivo definire un obiettivo con precisione e a tal riguardo ti consiglio di dare un’occhiata all’articolo sul metodo G.R.O.W., una delle strutture più efficaci di coaching e che puoi applicare alla perfezione anche allo sport.

Ma torniamo a noi.

Per avere successo nella definizione di un obiettivo devi conoscere il vero motivo che è dietro la sfida.

E di seguito ti spiego a cosa mi riferisco.

Comprendere la vera motivazione con lo Sport Coaching

Qual è il tuo “perché”?
Perché ti vuoi impegnare a raggiungere questo risultato?
Cosa c’è dietro?
Cosa è davvero importante per te nel giungere quel traguardo?

Sono queste le domande che devi porti per capire perché vuoi fare sacrifici, vuoi allenarti e vuoi dedicarti a raggiungere quell’obiettivo.

Si tratta di un aspetto fondamentale perché il motivo per cui lo fai sarà la cosa che dovrai ricordare quando penserai di rinunciare.

Quando vorrai interrompere la dieta, quando ti vorrai sedere negli spogliatoi e piangere, invece che andare a fare un’altra sessione di allenamento, quando gli ostacoli ti sembreranno insormontabili ti ricorderai di ciò che ti ha spinto a provarci e sarà la più grande forza che potrai avere.

Una volta individuato questo puoi passare allo step successivo.

Sei motivato esternamente o internamente?

Che cosa voglio dire?

Sei più motivato da una molla interna o più motivato dall’ottenere un riconoscimento esterno?

Sei più motivato dalla sfida con te stesso, oppure dal tifo che ricevi quando esegui una prestazione sportiva perfetta?

Qualunque sia il motivo, renditene conto, approfondiscilo e mantieniti sempre concentrato su di esso.

L’errore più frequente è quello di volersi motivare con ciò che motiva gli altri, quando, invece, devi motivarti con ciò che motiva davvero te stesso.

Controllare le emozioni con lo Sport Coaching

Gestire lo stato emotivo è fondamentale per un’atleta.

Immagina la situazione in cui ti sei allenato per tanti mesi e poi nel momento della gara l’emozione, l’ansia, la preoccupazione di fallire non ti fa rendere al meglio.

Ecco. Puoi allenarti a far sì che ciò non accada.

È quello che fanno i grandi campioni e in questo il coaching è sicuramente uno strumento che ti può aiutare tantissimo visto il lavoro che viene fatto nell’ambito della gestione dello stato emotivo in tutte le situazioni e non solo in quelle di gara o di competizione.

Conclusioni

Ho voluto soffermarmi brevemente su quelli che per me sono gli aspetti fondamentali sui quali si concentra il coaching applicato allo sport cercando di evidenziare i vantaggi che ne derivano.

Se sei un’atleta e vuoi migliorare le tue performance CONTATTAMI per un incontro e insieme tracceremo la strada per raggiungere grandi obiettivi.

Se sei un coach ti consiglio di approfondire gli aspetti legati all’applicazione del coaching nello sport perché sempre più atleti, a livello professionistico e non solo, stanno comprendendo l’importanza di avere una figura che li affianchi per rendere al meglio.

Ecco perché ho creato l’MBA in Sport Coaching dove tutti coloro che vogliono lavorare a contatto con sportivi e squadre possono specializzarsi in questo ramo del coaching e imparare le tecniche concrete da utilizzare attraverso un percorso studiato ad hoc per avere tutti gli strumenti da mettere in pratica fin da subito.

Ad Maiora
Dr. Roberto Castaldo

Come diventare Business Coach Chiariamo le idee su questa nuova figura professionale. Il suo ruolo in azienda, le attività che svolge e dove formarsi.

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Perché il Business Coach è diventata una delle figure più ricercate dalle aziende?

I motivi sono tanti e di notevole importanza per il successo aziendale.

Partiamo col dire che la fortuna di questa figura si inserisce all’interno del forte sviluppo che ha avuto il coaching. 

In molti si sono affacciati allo studio e alla pratica di questa disciplina per le notevoli opportunità che offre a livello professionale e l’area che più affascina è sicuramente quella del Business.

Quando si parla di coaching infatti bisogna distinguere tra varie tipologie a seconda del settore in cui si applica.

In generale abbiamo 3 macro aree in cui il coaching viene utilizzato maggiormente:

  • Business: quando si ha a che fare con manager e aziende
  • Sport: quando si lavora con atleti e squadre sportive
  • Life: per tutto ciò che riguarda la vita privata e le relazioni personali

Tra questi, il Business Coaching è quello che sta riscuotendo maggior successo soprattutto in seguito alla crisi economica che ha portato molte aziende a dover rivedere la propria organizzazione e i propri obiettivi.

Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento al Business Coaching?
Cosa fa nella pratica un Business Coach?
Sono le domande che in molti si fanno e alle quali cercherò di rispondere di seguito.

Cos’è il Business Coaching

Come ho anticipato, il Business Coaching è relativo all’ambito aziendale e manageriale.

Mi piace definire il Business Coaching come un processo di miglioramento delle performance di un’impresa attraverso una figura professionale esterna che, non essendo influenzata dal contesto aziendale, riesce ad analizzare e comprendere con più obiettività le aree da migliorare e a tirar fuori i talenti e le capacità al suo interno, in modo da far crescere il business dell’azienda.

Il Business Coach, quindi, interviene a vari livelli della struttura e della gestione aziendale, sia dal punto di vista individuale che collettivo, attraverso approcci e tecniche diverse a seconda dell’obiettivo.

Ecco perché possiamo distinguere tra 3 tipi di Business Coaching.

I tipi di Business Coaching

L’attività di Business Coaching prevede interventi in vari ambiti aziendali a seconda delle aree in cui il coach va ad operare.

Per questo si parla di:

Executive Coaching: quando il coach lavora con imprenditori e manager per migliorare le loro tecniche di sviluppo del business e di gestione dell’azienda aiutandoli a trovare soluzioni a tutte le problematiche relative all’impresa;

Team Coaching: quando il coach interviene su un gruppo di lavoro in modo da migliorare le performance dei singoli e di conseguenza dell’intero team, facilitando i processi in termini di produttività e integrando le caratteristiche del singolo con quelle del gruppo;

Corporate Coaching: quando il coach si dedica al gruppo dirigente integrando coaching individuale e coaching di gruppo e, se necessario, si rivolge anche ai livelli intermedi dell’azienda.

Cosa fa un Business Coach

Quella del Business Coach è una figura alla quale stanno facendo affidamento sempre più aziende, sia grandi che piccole e medie imprese.

Per molte si è rivelato un supporto necessario e fondamentale per far crescere il proprio business e per migliorare le pratiche e le attività aziendali.

Cosa fa un Business Coach dipende dal contesto in cui viene inserito e dallo scopo che l’azienda si è prefissato.

In generale possiamo dire che un Business Coach tramite tecniche e strumenti del coaching, del marketing e del business in generale mira a raggiungere obiettivi quali ad esempio:

  • lo sviluppo di tutte le risorse aziendali
  • il miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali tra le persone impiegate in azienda
  • il superamento delle problematiche, degli ostacoli e dei conflitti
  • una migliore gestione dell’azienda anche in termini di leadership da parte del management
  • individuare nuovi mercati e opportunità

A ciò si aggiunge il lavoro individuale che può fare un Business Coach sia con il management, ovvero con chi decide e gestisce le sorti dell’azienda, sia con i dipendenti a livello di obiettivi personali, soddisfazione e aree di miglioramento.

Come diventare Business Coach

Se quello che hai letto finora ti ha affascinato e stai pensando che potrebbe essere un’opportunità per cambiare lavoro e intraprendere questo tipo di carriera ti consiglio di fermarti un attimo.

Non voglio darti false illusioni, quindi ci tengo a precisare che per diventare un Business Coach di un certo livello devi formarti con chi già svolge questa attività e può insegnarti le tecniche e darti consigli pratici su come iniziare questa avventura nel mondo del coaching.

Diventare Business Coach, quindi, richiede innanzitutto una formazione adeguata con esperti del settore in grado di indirizzare la tua carriera verso questo obiettivo.

Devi però fare attenzione.

Esistono tanti corsi in materia di coaching dove perderai solo tempo e difficilmente imparerai qualcosa che ti sarà utile per diventare un coach professionista.

Ecco perché ho voluto mettere la mia esperienza decennale al servizio di tutti coloro che vogliono imparare l’arte del coaching e per questo ho creato Coach Italy, la prima Academy di Business e Sport Coaching in Italia focalizzata su queste due specifiche aree del coaching.

Imparerai a trovare aziende che vorranno affidarsi a te, ad aggiungere valore all’interno delle loro organizzazione, a farle crescere in tutti gli aspetti e a portarle al successo.

Se vuoi davvero diventare un Business Coach cercato dalle migliori aziende, CONTATTAMI.

Ad Maiora
Dr. Roberto Castaldo

Gallinari: come può un Campione perdere la testa così?

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Il giocatore più forte dell’Italia del basket salterà gli Europei in seguito a un pugno contro un avversario. Analizziamo la questione dal punto di vista del Coaching.
 
È notizia di questi giorni che il campione della Nazionale italiana Danilo Gallinari non sarà presente ai prossimi Europei di basket.
 
Il motivo?
 
Un infortunio alla mano che gli impedirà di proseguire la preparazione con la squadra e di poter dare il proprio contributo.
 
La notizia in sé sarebbe stata archiviata come un un classico evento sfortunato ma tutto sommato casuale se fosse avvenuto in una normale azione di gioco.
 
È invece diventata un caso per come il giocatore si è procurato l’infortunio.
 
Continua a leggere l’articolo sul sito Roberto Castaldo.

Manager e Coach: che cosa puoi imparare da Allegri e dalla Juventus per la tua azienda

Oggi il ruolo del Manager d’Impresa è molto vicino a quello dell’allenatore di Serie A: lo stesso Mister Allegri l’ha spiegato nel suo Management Bootcamp e puoi prenderne spunto per il tuo business.
 
“Non è più il calcio di una volta”, “Girano troppi soldi”, “Le squadre sono diventate aziende”.
 
Quante volte abbiamo ascoltato queste parole? Quante volte siamo stati noi stessi a pensarle?
 
Ve lo dico io: tante, forse anche troppe.
 
Soprattutto in questi giorni che imperversa il caso Donnarumma, giovane portiere del Milan, solo l’ultimo degli episodi che hanno fatto inferocire i tifosi di un calcio che non esiste più.
 
Un calcio diverso ma che non deve essere inteso necessariamente in modo dispregiativo.
 
Sì perché le frasi che ho scritto in precedenza sono vere ma descrivono un’evoluzione del gioco preferito dagli italiani che non può essere considerata esclusivamente negativa.
 
Direi piuttosto che il calcio ha seguito un naturale percorso, previsto da tanti, assimilabile a quello che può fare un qualsiasi mercato in espansione e che ha portato ovviamente al cambiamento dei soggetti in gioco.
 
Chi sembra essersene accorto è sicuramente uno dei più grandi allenatori di calcio in circolazione. Sto parlando di Massimiliano Allegri, mister della Juventus con all’attivo già risultati importanti nella sua breve carriera.
 
Allegri ha inteso perfettamente il cambiamento del calcio in questi anni e in particolare del suo ruolo, quello di allenatore.
 
Tralasciando la sua apprezzabile attività di personal branding (come si può notare dal sito e dall’app che portano il suo nome), l’allenatore della Juventus è l’esempio lampante di come ormai il ruolo del mister sia sempre più vicino a un manager d’azienda.
 
E lo ha spiegato nel suo “Mr. Allegri Management Bootcamp” una giornata di formazione dedicata a dirigenti e imprenditori dei più svariati settori economici.
 

Manager e Allenatore: che cosa li accomuna dall’approccio alla gestione

Mister Allegri definisce il suo approccio “aziendalista”, un aggettivo spesso usato con un’accezione dispregiativa ma che si rifarà a quella che è la nuova natura delle società di calcio.
 
Le squadre sono ormai delle aziende a tutti gli effetti e di conseguenza l’allenatore deve tener conto di questa trasformazione con i compiti che ne derivano.
 
L’allenatore non può più occuparsi solo del lato tecnico ma deve avere una gestione a tutto tondo della squadra e interfacciarsi con la società anche per quelli che sono gli obiettivi e le questioni economiche.
 
Un esempio?
 
Siamo in periodo di calciomercato. L’allenatore deve sapere come la società intende muoversi, che budget c’è a disposizione in modo da poter valutare insieme le scelte migliori dal punto di vista tecnico e societario o sarebbe meglio dire aziendale.
 
E questo non si avvicina a quello che un manager d’azienda fa quando decide la strategia insieme alla proprietà dell’impresa? Direi proprio di sì.
 

Manager e Allenatore: che cosa puoi imparare per la tua azienda

L’interfacciarsi con la proprietà dell’azienda non è la sola caratteristica che accomuna un allenatore ad un manager.
 
Lo stesso Allegri ha più volte fatto riferimento ad alcune situazioni che si riscontrano in azienda così come in una società di calcio:

    • creazione di uno staff di qualità in modo da delegare alcuni aspetti della gestione, dando piena responsabilità e fiducia ai propri collaboratori a cui spettano le decisioni nei propri campi di assegnazione, ma rimanendo sempre come punto di riferimento centrale

 

    • creazione di una rete di comunicazione efficiente e rapida tra tutti i membri dello staff

 

    • programmazione del lavoro e distribuzione organizzata dei ruoli, delle scadenze e delle congiunture tra i diversi reparti operativi e strategici

 

    • gestione di aspetti differenti dalla “produzione” come può essere in una società di calcio la gestione del tempo di allenamento in virtù degli impegni con gli sponsor.

 

  • gestione degli imprevisti e delle difficoltà come ad esempio la cessione di un grande campione.

Questi sono solo alcuni dei compiti dell’allenatore che però possiamo riscontrare tranquillamente all’interno di una qualsiasi azienda.
 
Spesso da settori diversi dal proprio si possono ricevere spunti interessanti ed è per questo che dirigenti e manager si sono confrontati con mister Allegri ed io sono qui a parlarti del suo approccio.
 
Ci sono tratti comuni per alcuni ruoli a prescindere dalla tipologia di azienda ed è per questo che devi anche saper guardare ad esperienze diverse dalla tua.
 
Che tu venga dal Business o dallo Sport non fa differenza.
 
Coach Italy è la prima Academy di Sport e Business Coaching e affidandoti ai nostri coach potrai ottenere i risultati che vuoi in maniera efficace ed efficiente.
 
Prenota ora la tua sessione di coaching.
 
Ad maiora

Dr. Roberto Castaldo

Da Cliente a Coach Professionista: un passaggio sempre più frequente nel Coaching

Da una semplice consulenza per migliorare la propria vita, un Coachee è diventato Coach professionista in poco tempo: scopri perché sta diventando sempre più frequente passare dall’altro lato della “scrivania” e come diventare Coach professionista.

Sapevi che quella del Coach è diventata una professione a tutti gli effetti?

Molti colleghi sono riusciti a trasformare la passione per il Coaching in un vero e proprio lavoro in breve tempo.

Vuoi sapere come hanno fatto?

Te lo spiegherò tra poco.

Prima voglio raccontarti come in molti si sono appassionati al Coaching.

Un percorso che ho riscontrato in tante persone durante la mia carriera e che potrebbe essere un punto di inizio anche per te che di Coaching non hai mai sentito parlare o conosci solo informazioni superficiali.

Affidarti a un Coach: scoprire un nuovo mondo

Probabilmente non lo sai ma potrebbe servire un Coach anche a te.

Perché?

Perché magari stai vivendo un periodo di difficoltà, di sconforto, non credi in te stesso e non riesci a reagire ad eventi che ti hanno scosso.

E quindi cosa fai?

Te lo dico io: Niente.

O almeno, niente che inneschi davvero un cambiamento reale.

Oppure anche se va tutto bene provi un generico senso di insoddisfazione perché vuoi qualcosa in più dalla vita. Non sai neanche tu cosa, ma sai che vuoi di più.

Ecco allora che un Coach può fare al caso tuo.

Proprio in questo modo in molti si sono avvicinati al Coaching.

Si sono resi conto di aver bisogno di aiuto per superare delle difficoltà o semplicemente per migliorare il proprio carattere e le proprie relazioni e si sono affidati ad un Coach.

Da un semplice incontro di consulenza si è aperto un mondo.

Un Coach, infatti, ti guida nel raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissato attraverso un percorso che parte dall’analisi dei tuoi obiettivi e delle tue potenzialità.

Sessione dopo sessione fai emergere le risorse che hai dentro per produrre risultati straordinari in ciò che fai.

Un aiuto importante se non riesci da solo a migliorare o a risolvere determinate criticità, non trovi?

Il punto fondamentale è che con un buon Coach i risultati arrivano e sono evidenti e soprattutto misurabili in maniera oggettiva.

Ovviamente bisogna affidarsi a professionisti con una buona esperienza alle spalle e che abbiano avuto una formazione adeguata e certificata.

Alla fine dell’articolo ti dirò anche a chi affidarti.

Ora però voglio continuare a spiegarti cosa hanno fatto in molti dopo aver provato sulla loro pelle l’esperienza di farsi aiutare da un Coach.

Ed ora vuoi farlo anche tu: diventa Coach!

Vuoi i risultati ottenuti, vuoi il fascino della materia, vuoi la passione trasmessa dal Coach, il passaggio successivo per molti è stato uno:

Appassionarsi talmente al Coaching fino a diventare Coach Professionista.

Diciamo la verità, il Coaching comprende tanti aspetti che affascinano coloro che entrano per la prima volta in questo mondo. E proprio per questa sua caratteristica, si è portati ad informarsi ulteriormente dopo che si è concluso un percorso con un Coach.

E come hanno soddisfatto questa voglia di approfondire?

Mettendoci entusiasmo, studiando e soprattutto partecipando a Corsi specializzati sul Coaching tenuti da esperti del settore.

Ci tengo a precisare esperti e ti spiego il motivo.

Come scegliere il Corso di Coaching adatto a te

Ormai ci sono moltissimi corsi sul ruolo del Coach ma non tutti sono affidabili e soprattutto attendibili.

È bene che ti informi e ti documenti al meglio per scegliere il Corso migliore su cui investire.

Ti ripeto: investire. Il tuo tempo, il tuo denaro e tutto te stesso.

Diffida di chi propone Corsi di Coaching gratis.

Diciamocelo francamente: quando andavi all’Università, ti aspettavi di frequentare i corsi gratis?

Per il Coaching vale lo stesso ed anche di più.

Forse ora ti starai chiedendo come scegliere il Corso adatto.

La mia risposta è: scegli un corso tenuto da un Coach di comprovata esperienza.

E te lo dico perché sono stato uno dei primi Trainer italiani Certificati direttamente da Richard Bandler, perché ho studiato coi padri della PNL e del Coaching e perché come Responsabile Regionale dell’Associazione Italiana Coach Professionisti voglio tenere sempre più alta la reputazione del Coaching in Italia.

Se vuoi entrare nel Coaching con delle fondamenta solide il modo migliore è dare un’occhiata al Corso I Pilastri del Coaching per entrare subito nel vivo della pratica del Coaching con le Metodologie eccellenti per fare di te un Coach Professionista.

Ad maiora

Dott. Roberto Castaldo

La Potenza del Coaching: la pratica efficace nel nuovo libro di Emanuela Del Pianto

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Oggi ho il piacere di presentarti un libro molto interessante appena pubblicato.

Si chiama La Potenza del Coaching – Modelli e strumenti per incrementare l’efficacia di un percorso di Coaching e l’autrice è una collega Coach che stimo molto: Emanuela Del Pianto. 

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Emanuela oltre ad essere vicepresidente e responsabile ricerca dell’Associazione Italiana Coach Professionisti è una psicologa del lavoro e delle organizzazioni ed un consulente a tutto tondo nella gestione e nello sviluppo delle risorse umane.

 

Se sei un Coach o aspirante Coach e sei sempre attivo nel cercare e nel testare nuove soluzioni e strumenti innovativi per il tuo Coaching, ti consiglio caldamente di leggere “La Potenza del Coaching” e – soprattutto – di praticarlo!

 

 

3 Buoni Motivi per leggere “La Potenza del Coaching”

Ce ne sarebbero molti di più, ma questi 3 sono quelli che ritengo fondamentali: 

  • perché è un libro pratico: fatto per chi vuole sperimentare subito l’efficacia del Coaching e per produrre risultati ed ogni capitolo contiene tanti strumenti da applicare insieme ad esempi concreti.
  •  

  • perché è un libro innovativo: uno dei pochi che propone lo Shadow Coaching in duplice veste presentandolo in modo assolutamente originale i modelli e le ricerche di grandi autori.
  •  

  • perché è un libro che lavora su più livelli: sul processo, sugli strumenti, sul piano di lavoro, sulla relazione e sulla responsabilità reciproca tra Coach e Coachee riuscendo a spaziare sul Coaching con una maturità prospettica difficilmente riscontrabile nel panorama italiano.

 

A chi è rivolto La Potenza del Coaching

Il libro si rivolge a chi si interessa – ed anche ai curiosi – di Coaching ed in particolare ai manager aziendali, agli imprenditori, ai responsabili HR, ai CEO di piccole, medie e grandi imprese, agli studenti ed agli psicologi del lavoro.

 

Inoltre, lo consiglio particolarmente a tutti i Coachee in ascoltoperché è bene che i loro Coach entrino in contatto con questo libro!

 

Come acquistare La Potenza del Coaching

Puoi acquistare il libro La Potenza del Coaching cliccando su questo link.

 

Se ci stai ancora pensando, sappi che è un libro che può davvero trasformare il tuo approccio al Coaching scritto da una delle Coach che più stimo nel panorama italiano.

 

Viva La Potenza del Coaching!

 

Ad maiora
Dott. Roberto Castaldo

Come uscire dalla trappola dell’identità

Una delle cose che cerco di notare con maggiore attenzione, quando parlo con un cliente, è come esprime la sua identità.

Appena dice “Io sono…” ecco che drizzo le antennine per non perdere neppure una parola. Anzi, le memorizzo tutte, perchè sono fondamentali per il lavoro che faremo in seguito.

Il modo in cui ognuno di noi si identifica, infatti, è estremamente importante.

Dalla nostra identità derivano le convinzioni su noi stessi, su ciò che possiamo fare o non possiamo fare, sulle nostre qualità, anche su ciò che meritiamo (in positivo e in negativo).

Ma l’identità è un po’ come quelle stampelle nei negozi di abbigliamento, su cui c’è un tondino con il numero della taglia del vestito.

Quante volte ti è capitato di prendere una stampella che segnava che il pantalone era taglia 48 e poi, quando sei andato a misurarlo, ti sei reso conto che in realtà era di gran lunga più largo o più stretto?

Insomma, l’identità è un’etichetta e come tale può essere giusta o sbagliata.

 

E non solo: molto spesso ci identifichiamo in un modo e da quel momento cominciano a passare i giorni, i mesi, gli anni, sino a quando siamo ormai cambiati, abbiamo sviluppato nuove abilità, nuovi atteggiamenti, a volte anche un diverso modo di essere, eppure continuiamo a identificarci così come facevamo prima.

 

Ora, se il modo in cui ci identifichiamo è positivo, tutto questo influirà in modo decisamente positivo sugli altri nostri aspetti. Ma se questa identificazione è negativa, ecco che possono esserci problemi.

 

Conosco, ad esempio, un sacco di persone che per il semplice fatto di essere stati degli adolescenti insicuri continuano a sentirsi insicuri anche da adulti. E la cosa è più che normale!

Nel momento in cui hanno percepito l’insicurezza come una parte integrante di sé, non hanno mai preso in considerazione la possibilità reale di poter sviluppare una propria sicurezza.
Così come conosco persone che si identificano come “povere”. Magari sono persone che hanno anche un buono stipendio, ma la percezione che hanno di sé è opposta, così ecco che non spendono nulla per farsi qualche regalo, percependosi in questo modo sempre come se mancasse loro qualcosa, quindi confermando la loro identità di poveri.

 

Il fatto è che anche l’identità positiva può essere un enorme trappola.

Infatti identificarsi in qualcosa significa escludere la possibilità di essere qualsiasi altra.

Spesso, quando lavoro con un cliente di grande successo, lo metto nella condizione di parlare del modo in cui si identifica, portandolo a raccontarmi proprio delle sue vittorie. A quel punto (e succede sempre, tutte le volte) mi accorgo che il suo blocco, ciò che gli impedisce di andare avanti, è proprio quella sua identità positiva: è quello il suo più grande limite.

 

Ti faccio subito un esempio.

Un mio cliente è un imprenditore che si è sempre definito come una persona molto aperta e flessibile; eppure nella fase commerciale che stava affrontando doveva essere l’esatto opposto: chiuso nei confronti degli impiegati e rigido nella strategia. Non per sempre, ovviamente, solo per il breve periodo necessario all’operazione commerciale. Quando ha delineato la strategia operativa, lui mi ha detto: “Ma non posso farlo, io non sono così!

 

La realtà è che noi non siamo il modo in cui ci identifichiamo. Così come i pantaloni non sono ciò che dicono le stampelle. Se anche le stampelle sono giuste, tutto ciò che ci dicono sui pantaloni riguarda la loro misura, non ci dicono niente sul colore, sul modello, se ci stanno comodi o meno, sul modo in cui ci stanno.

Identificarsi in un modo piuttosto che in un altro è la stessa cosa, polarizza la propria attenzione su pochissimi particolari, impedendo a tutte le altre nostre potenzialità di svilupparsi.

 

Molte persone, ad esempio, si identificano con il proprio lavoro: Sono un avvocato, un professore, un addetto alle vendite.

Altre con i loro hobbies: sono un collezionista di fumetti, sono una persona a cui piace cucinare.

Altri ancora con una qualità o uno stato emotivo: Sono spavaldo, sono triste, sono una persona felice.

Ma la verità è che questo non sei tu!

Il tuo lavoro e i tuoi hobbies sono cose che fai, così come ce ne sono tante altre che fai; e lo stesso vale per le tue emozioni: ogni giorno ne provi così tante, che se ti chiedessi di scriverle tutte non appena le provi, rimarresti sorpreso dal numero di fogli che ti occorrono; e lo stesso si può dire delle qualità: ci sono quelle che usiamo poco, quelle che non notiamo, quelle che non sappiamo neppure di avere perché non ci è mai capitato di doverle tirare fuori.

 

Ma allora, visto che spesso è difficilissimo non identificarsi, cosa fare?

Ti voglio rivelare il modo in cui mi identifico io.

Se qualcuno mi chiede chi sono, mi limito a rispondere dicendo: “Io sono Roberto“. Niente di più.

E, come te, sono una persona che può decidere in qualsiasi momento cosa fare di sé. Certo, ci sono cose che non sappiamo fare, per le quali possiamo sentirci non portati; ciò non vuol dire che c’è qualcosa nel nostro DNA che ci impedisce di farle, possiamo sempre imparare.

 

Tu, come tutti gli abitanti di questo pianeta, sei una persona che può fare qualsiasi cosa, basta che ti sbarazzi per un attimo della tua identità e ti dai la possibilità di sperimentare lati di te che non hai ancora preso in considerazione.

 

Quali lati di te vuoi sperimentare? E in che modo cambierebbero il modo in cui normalmente ti rapporti agli altri, al lavoro, alle piccole sfide che affronti ogni giorno?

Questo è uno dei doni più preziosi del coaching. E se anche tu lo vuoi ricevere, custodirlo e farlo crescere, ti consiglio di cliccare su questa pagina, perché scoprirai il percorso che ti aiuterà a fare proprio tutto questo.

Carisma: 7 convinzioni fondamentali per svilupparlo

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Carisma: che cos’è e come definirlo? Si tratta di una dote innata o che si può sviluppare? In questo articolo faremo luce su questi punti e ti darò 7 spunti essenziali per sviluppare da subito il tuo carisma individuale.
 
(Premessa: quello che stai per leggere rappresenta una piccola parte di uno dei miei Corsi sul Coaching: se vuoi andare direttamente al sodo e testare da subito su di te e sui tuoi clienti le più potenti strategie per sviluppare naturalmente il tuo Carisma, clicca qui)
 

Carisma: che cos’è e perché conta nel Coaching 

Ad esempio, nel linguaggio teologico sta ad indicare un dono divino elargito a un credente a vantaggio dell’intera comunità; in senso più lato, la grazia santificante trasmessa dai sacramenti e anche i sacramenti stessi.
 
Ma il termine carisma può anche indicare quanto concorre a determinare un ascendente o un’influenza indiscutibile e generalizzata su altri.
 
Si tratta di una dote che, al di là delle definizioni, risulta essere molto complessa da comprendere.
 
Carisma, infatti, indica anche la capacità di farsi ascoltare (dote che mai quanto oggi risulta essere necessaria).
 
Se te ne parlo è perché si tratta di una componente fondamentale nel mondo del Coaching:
 

  • Da un lato è necessaria al coach che, per l’appunto, deve essere ascoltato dal coachee e deve essere visto come una figura autorevole.
     
  • Dall’altro lato è una di quelle qualità che molto spesso viene ricercata all’interno di un percorso di coaching. Non è difficile, infatti, che durante una sessione il coachee dichiari di voler sviluppare un maggiore carisma.
     

Essendo, però, una qualità molto complessa risulta difficile identificarla, anche perché spesso e volentieri se chiedessimo a dieci persone diverse cosa è il carisma ci daranno dieci definizioni diverse. Certo, è probabile che tutte queste definizioni avranno degli elementi in comune ma, allo stesso tempo, saranno caratterizzate da sfumature molto differenti.
 
Per questo oggi voglio offrirti una prospettiva operativa sul carisma.
 

Carisma, PNL e le Convinzioni carismatiche

 Owen Fitzpratick, celebre coach di PNL, parla di carisma in relazione a ciò che accade all’interno di noi quando sviluppiamo determinate convinzioni. Tra qualche rigo ti rivelerò quali sono queste convinzioni, ma prima risulta opportuno avere un’idea chiara e precisa di cosa sono le convinzioni e dell’effetto che hanno su di noi.
 
Secondo il vocabolario Treccani, una convinzione è qualcosa di cui si è assolutamente certi.
 
Anche se, ad essere sincero, la Programmazione neuro-linguistica mi ha aiutato a sviluppare uno modo di guardare diverso: la convinzione è uno dei mattoni che costituiscono la propria realtà.
 
In psicologia si parla di profezia auto avverante, ovvero: quando siamo convinti di qualcosa, dal punto di vista inconscio cercheremo tutti segnali che confermano che abbiamo ragione, al punto tale che senza rendercene conto produciamo le conseguenze che ci aspettiamo.
 
Ora finché si tratta di convinzioni potenzianti è tutto perfetto, quando però queste convinzioni ci limitano, ecco che cominciano a sorgere i problemi.
 
Proprio per questo ti chiedo di prendere in considerazione quali sono le tue convinzioni personali e notare quali, secondo te, impediscono di aumentare il tuo carisma. In questo caso non voglio darti delle indicazioni precise, ma voglio che ti affidi alla tua saggezza più profonda (se non sai di averla, è venuto il momento di conoscerla): ripassa mentalmente le tue convinzioni e di istinto, o di pancia, senti se ti limitano o ti potenziano.
 
La consapevolezza di sé è il primo passo per qualsiasi cambiamento.
 

Carisma: le 7 Convinzioni della PNL per svilupparlo subito

 Una volta fatto questo, voglio proporti le sette convinzioni delle persone carismatiche.
 
Prima di mostrartele, però, mi sembra giusto spiegarti da dove derivano.
 
Devi sapere che il metodo di lavoro della Programmazione neuro-linguistica è, per certi aspetti, molto semplice, e consiste nel modellare i comportamenti eccellenti. Per modellamento si intende uno studio dettagliato della persona, per comprendere cosa fa e cosa pensa per avere risultati eccellenti; di modo che chiunque possa accedere a quelle strategie specifiche e ottenere risultati simili.
 
Quindi, quando si è trattato di studiare il carisma, cosa hanno fatto gli studiosi di PNL? Hanno selezionato un gruppo di persone carismatiche, le hanno studiate e si sono resi conto che tutti loro avevano queste sette convinzioni in comune.
 
Leggile attentamente, rileggile e fai in modo che la tua mente le possa assorbire completamente.
 
1. Non esiste il fallimento, ma solo risultati
 
Lo so, questa convinzione può essere non particolarmente facile da adottare. Magari ti eri fissato un obiettivo e qualcosa è andato storto. Eppure trasformare tutto ciò in un fallimento è solo una tua decisione.
 
Infatti puoi scegliere se accettare che le cose siano andate male, o semplicemente domandarti cosa potevi fare meglio, quali sono i modi in cui puoi far andare le cose nel modo che vuoi; quindi, trasformare il tutto in un’esperienza.
 
2. Il rifiuto è una cosa che non riguarda te ma esclusivamente l’altra persona
 
Un rifiuto, infatti, ci fornisce unicamente informazioni sul punto di vista della persona che lo esprime; questo è influenzato dalla sua percezione in quel momento, dalle sue esperienze passate, dalle sue convinzioni, dallo stato mentale che sta vivendo.
 
Insomma, ciò che spinge una persona ad esprimere un rifiuto ha poco a che fare con un vero e proprio giudizio.
 
Pensa, ad esempio, ad una persona che viene respinta dal proprio partner. La cosa non dipende tanto da quella persona, ma dalla nuova percezione che ne ha il partner: il rifiuto non riguarda affatto quella persona, ma il modo di essere del partner.
 
3. L’imbarazzo e il disagio non sono oggettivi, sono solo una percezione di chi li sperimenta
 
Per dimostrarti questo ti chiedo di ricordare un momento in cui hai “imparato” imbarazzo o disagio. Molto probabilmente quello che ti è capitato è che eri più concentrato sui tuoi pensieri che su ciò che stava accadendo. La tua attenzione non era tanto rivolta alla situazione, quanto al tuo dialogo interno, a quella massa caotica di pensieri che ti dicevano che dovevi sentirti in imbarazzo o a disagio.
 
Quando sei in presenza di altre persone, quindi, puoi scegliere se dare retta alle tue “vocine nella testa”, oppure essere presente nel momento che stai vivendo.
 
Lo so, all’inizio può non essere facile, ma inizia a renderti conto che hai a disposizione questa scelta, diventane sempre più consapevole. Facendo questo, ti sorprenderai di come ad un certo punto sarà per te naturale smettere di dare retta a quei pensieri limitanti, per goderti l’esperienza che stai vivendo.
 
4. Va bene essere seri, è pessimo essere seriosi
 
Le risate sono importanti, così come l’ironia. Eppure molte persone pensano che scherzare sia un grave danno per la propria immagine. Ma c’è una profonda differenza tra essere seri e seriosi. Le persone serie sono quelle che danno un gran peso ai loro impegni e alle loro responsabilità: si tratta di una serietà interna, o di quella che nel precedente capitolo abbiamo definito integrità. Essere seriosi, invece, indica un atteggiamento sempre irreprensibile, privo di emotività nei confronti delle cose. Le persone seriose non sono in grado di trasmettere emozioni, se non forse la noia.
 
Quindi mantieni la tua integrità e prenditi il lusso di ridere, scherzare ed essere ironico. Nel peggiore dei casi non accadrà nulla di eclatante, ma ti sentirai sicuramente più rilassato e positivo.
 
5. Se vuoi ottenere ciò che desideri, smetti di averne bisogno
 
Conosci la legge psicologica dello sforzo inverso? In pratica, afferma che più ti sforzi di fare qualcosa, più diventa difficile riuscirci. Insomma, devi ricordare che se vuoi davvero qualcosa, devi imparare a sentirti bene anche in sua assenza.

Quando non fai questo, la tua mente crea una serie di immagini di te che provi dolore per ciò che ti manca. Questo vuol dire che il tuo pensiero è cosi concentrato su questa assenza, da impedirti di vedere altro; anche se davanti a te c’è proprio ciò che desideri e ti basterebbe allungare una mano per prenderlo.
 
6. Vai più d’accordo con te stesso e andrai più d’accordo con gli altri
 
Quando impari a trattare bene te stesso, impari a trattare bene gli altri. Quando impari a trattare bene te stesso, emani una profonda energia di serenità (e ti assicuro che è una delle cose che maggiormente attraggono le persone). In più, quando sei contento di te stesso ti trovi nello stato migliore per stare insieme agli altri.
 
7. Sei tu che definisci chi sei. Sei tu che decidi cosa fare. Sei tu a decidere il modo in cui vivere
 
Tu sei l’unico e solo giudice di te stesso. Sei l’unico che conosce tutto di te, dai pensieri ai comportamenti (ti frequenti da quando sei nato, giusto?). Sei l’unico e solo padrone della tua mente, l’unico e solo che può guidarla. Quindi inizia a riflettere da adesso su come puoi utilizzare il tuo cervello per migliorare la tua vita.
 

Carisma: come svilupparlo concretamente ed in pratica

Quando si decide di lavorare sul proprio carisma – al di fuori di qualsiasi definizione – il modo operativo per svilupparlo risulta essere proprio strutturare un piano di azione volto alla creazioni di queste convinzioni.
 
Il risultato, ti assicuro, è qualcosa di strabiliante!
 

Per questo se vuoi conoscere meglio il Coaching e come utilizzarlo per migliorare da subito il tuo Carisma e le tue Performance clicca qui, perché ho creato un percorso assolutamente pratico che ti metterà nella condizioni di utilizzarlo da subito.

Come gestire al meglio il setting di una sessione di coaching

Il setting è fondamentale in una sessione di coaching.

Se non ti prendi cura di questo aspetto, rischi che il tuo coachee non comprenda neppure la differenza tra una sessione di coaching e una piacevole chiacchierata.

Ho scritto questo articolo proprio per farti subito capire ed applicare questa differenza e per farti creare da subito un setting ideale per le tue sessioni di Coaching.

Sei pronto? Diamoci subito da fare!

Che cos'è il Setting nel Coaching e "dove" incontrare il tuo Coach

Quando parlo di setting, mi riferisco ad un concetto mutuato dalla psicoterapia: con esso si intende il contesto nel quale ha luogo la relazione di coaching e può essere costituito tanto da elementi astratti (il modello teorico di riferimento, la personalità del coach), quanto da elementi fisici (la stanza in cui avviene l’incontro, l’arredamento, l’abbigliamento del coach).

Il setting, quindi, rappresenta il contenitore mentale, materiale e relazionale e ha lo scopo di rendere il quanto più funzionale possibile la relazione tra coach e coachee.

L’ideale è che il coach riceva il suo cliente nel proprio studio, adibito proprio a questo scopo.

Potrebbe sembrare una cosa scontata, ma non lo è affatto.

Non è raro, infatti, incontrare coach che vadano a domicilio o all’azienda del coachee. Una pratica del genere può andare bene in contesti business o executive ma risulta estremamente sconsigliata nel caso del life coaching.

Allo stesso modo è possibile incontrare dei coach che, in assenza di un proprio studio in cui ricevere i clienti, gestiscono le sessioni al bar, sorseggiando un caffè o un aperitivo.

In questo caso dovrebbe anche essere superfluo dirlo: se sei un coachee scappa a gambe levate, così come scapperesti da un medico o da un avvocato che, non avendo un ufficio, ti offre la sua consulenza al bar; se, invece, sei un coach sappi che l’immagine che stai dando di te è lontana anni luce da qualsiasi professionalità.

E questo risulta dannoso non solo per te, ma anche per il coachee, che difficilmente riuscirà ad esprimere il suo pieno potenziale in un contesto del genere.

L'ambiente ideale per il Setting nel Coaching

Detto ciò, lo spazio nel quale avviene la sessione di coaching deve avere le seguenti caratteristiche:

- Deve essere accogliente: il luogo in questione deve essere in grado di mettere a proprio agio il coachee tanto mentalmente quanto fisicamente.

- Deve essere immune a qualsiasi interferenzaprivo di qualsiasi rumore, compreso quello di campanelli o telefoni (tanto del coach, quanto del coachee).

- Deve garantire il massimo della privacy.

Una volta rispettati questi punti, il coach può lasciare libero spazio alla propria creatività.

Ad esempio conosco un coach che ha arredato il suo studio con vari quadri astratti dai colori riposanti.

Allo stesso modo, conosco chi ha lasciato il proprio studio estremamente scarno, limitandosi ad arredarlo con un paio di poltrone e un tavolino tra le due.

La relazione ideale nel Setting nel Coaching

Una volta che ti sei preso cura dell’aspetto fisico ed ambientale, sarà fondamentale strutturare il setting della relazione. Da questo elemento dipenderanno i futuri incontri con il coachee e la relazione che si andrà ad instaurare con lui.

Ecco perché è di massima importanza la gestione del primo incontro: è proprio in questa fase che si genera l’imprinting relazionale capace di influenzare (positivamente o negativamente) il processo complessivo.

L’obbiettivo del primo incontro, infatti, non è semplicemente quello di raccogliere informazioni sul coachee per mettere a fuoco come sviluppare le sessioni: deve anche gettare i presupposti affinché la relazione sia il quanto più potenziante ed efficace possibile.

Nella gestione di questa dinamica è il coach che deve intervenire attivamente.

Personalmente ritengo che sia fondamentale spiegare quali siano le regole che stanno alla base di una relazione di coaching nel modo più chiaro possibile, facendo comprendere al coachee che senza l’accettazione e il rispetto delle stesse l’intero lavoro sarà completamente inutile.

Il Setting di una sessione di Coaching ed il Contratto tra Coach e Coachee

Personalmente utilizzo un contratto di coaching che, a seconda dei casi, espongo oralmente o faccio sottoscrivere al coachee stesso; con quest’ultima azione vado a rendere il quanto più ufficiale possibile il rispetto del nostro rapporto.

Nell’ambito di qualsiasi professione di aiuto, infatti, l’alleanza incide per il 25% sul raggiungimento del risultato finale.

Ed è proprio l’alleanza ciò che il coach deve creare nel primo incontro, ricordando che dovrà averne cura per l’intera durata dell’intervento.

Un’alleanza nella quale il coach deve fare del suo meglio per far giungere il coachee alle proprie soluzioni e allo stilare un piano d’azione. Piano d’azione che, invece, il coachee deve impegnarsi ad eseguire.

Il Setting nel Coaching: facciamo il punto della situazione

Quindi, per riassumere ciò che abbiamo detto sino a questo momento:

- Nel caso di una sessione di life coaching ricevi il coachee nel tuo studio

- Nel caso di una sessione business o executive raggiungi il tuo coachee nel suo ufficio

- Fai in modo che il luogo nel quale accogli il coachee sia comodo, senza rumori fastidiosi e immune dalle interruzioni

- Comunica la tua professionalità in maniera chiara e diretta al tuo Coachee

- Spiega dettagliatamente le regole alla base di una relazione di coaching

- Aspetta che il coachee accetti esplicitamente le regole alla base della relazione

- Inizia a coltivare subito l’alleanza col tuo coachee in modo da massimizzare i risultati

Rispetta tutti questi punti e avrai iniziato il tuo intervento col piede giusto!

Il Setting di una sessione di Coaching: mettilo in pratica!

Come hai potuto notare, il giusto setting rappresenta uno dei fondamenti su cui costruire le tue sessioni di Coaching efficaci ed una relazione costruttiva col tuo Coachee.

Eppure rappresenta soltanto la punta dell'iceberg di un processo di Coaching che comincia molto prima e che prevede un approccio integrato di diverse metodologie ed aspetti che vanno ben oltre il setting stesso.

Per conoscere tutti gli elementi che un Coach Professionista deve curare per creare relazioni dai risultati garantiti coi i propri Coachee oltre ad un setting perfetto, clicca qui e comincia a costruire il tuo modello di Coaching sui Pilastri più saldi attualmente in circolazione.

Ad maiora

Dott. Roberto Castaldo