La Sponsorship: il coaching basato sull’identità

Uno dei compiti più importanti di un Coach con la “C” maiuscola è quello di sostenere la crescita personale dei coachee al livello dell’identità. Il senso dell’identità, infatti, è uno degli aspetti fondamentali per ogni persona. I problemi legati all’identità riguardano chi una persona o un gruppo di persone percepisce.

La crescita e il cambiamento a livello di identità sono incoraggiati da uno speciale tipo di relazione di coaching, nota come Sponsorship.

Per Sponsorship si intende una funzione di promozione e supporto dell’attività in cui il cliente si sta impegnando a realizzare. Ad esempio ci sono dei gruppi che sponsorizzano un programma o un progetto di ricerca, e per promuovere intendo che forniscono tutte le risorse utili per giungere a quel risultato.

Quindi, la Sponsorship implica la creazione di un contesto nel quale gli altri possono operare, crescere e affermarsi in modo ottimale.

Certo, oggi il termine sponsorship ha per molti un significato prettamente commerciale. Ma il termine ha origini molte antiche, deriva dal termine latino ‘spondere’ (promettere) e si usava per indicare una persona che si era assunta la responsabilità del benessere spirituale di un altro. Questo senso si collega perfettamente al modo in cui viene applicata nel coaching: si tratta, infatti, di un processo di riconoscimento e attestazione delle caratteristiche essenziali di un’altra persona. Ciò implica la ricerca e la salvaguardia di condizioni, supporti e risorse che permettano la piena espressione della persona o del gruppo.

In breve: la Sponsorship implica la promozione dell’identità unica del coachee.

A questo riguardo una cosa deve essere chiara: chi si concentra su questo aspetto del coaching non deve essere necessariamente un modello di comportamento per l’individuo o per il gruppo. Anzi, ciò che fa lo sponsor è fornire il contesto, l’incoraggiamento e le risorse che permettono alla persona di focalizzarsi pienamente sulle proprie uniche capacità e abilità, accrescendole e utilizzando.

L’intero processo, secondo Robert Dilts, deve basarsi su alcune convinzioni ben precise:

– A livello di identità, la bontà è innata in ognuno. Le persone hanno, di fondo, delle intenzioni positive.

– E’ importante riconoscere e attestare il potenziale di ogni individuo e la sua fondamentale bontà.

– Ogni persona è nel proprio “viaggio dell’eroe”.

– Più una persona brilla e più luce ci sarà nel mondo.

– La mia presenza, la mia completa attenzione e la mia abilità a ‘vedere’ gli altri aiuteranno a liberare naturalmente le loro potenzialità più profonde.

– La persona che ho di fronte è preziosa. È un essere umano importante e di grande valore. È degna della mia attenzione e del mio riconoscimento.

Un bravo coach nel momento in cui si concentra sulla sponsorship di un coachee, lo fa sentire importante e gli dimostra che è in grado di fare la differenza. Questo processo viene tendenzialmente portato avanti attraverso la comunicazione di ben precisi messaggi chiave. Tra i quali:

– Esisti. Ti vedo.

– Sei prezioso.

– Sei importante

– Hai qualcosa di importante da dare

– Sei il benvenuto qui. Fai parte del gruppo.

Sfortunatamente a questo riguardo ci sono non poche incomprensioni.

Spesso si penda che la Sponsorship sia una modalità di coaching ben definita, da utilizzare in un contesto definito e con precisi coachee.

Niente di più falso!

Per un Coach con la “C” maiuscola la Sponsroship deve essere il sostrato dal quale si sviluppa l’intero processo di coaching.

Il riconoscimento dell’altro, il riconoscimento della sua identità, delle sue capacità, di ciò che è in grado di fare e di offrire al mondo sono elementi che generano nel coachee una forte motivazione, che lo conducono ad esprimersi al meglio e ad usare nel modo più utile tutte le proprie risorse.

Ma quali sono le abilità fondamentali alla base della Sponsorship?

  1. Congruenza interna

Secondo Stephen Gillian l’impegno più importante della sponsorship è quello verso sé stesso. Gillian sostiene che, senza una connessione con sé stessi, “una persona tenderà ad essere reattiva, piuttosto che proattiva e ad avere più a che fare con iol dominio e la sottomissione, piuttosto che essere impegnata realmente a supportare gli altri”.

  1. Connettersi con l’altro

In alcune culture dell’Africa occidentale il saluto tradizione potrebbe essere tradotto in italiano con: “Ti vedo”. In risposta l’altra persona replica: “Sono qui”. Questo scambio simboleggia un tipo di contatto molto profondo. La Sponsorship implica il vedere e l’incoraggiare il potenziale di una persona. Questo implica il connettersi con l’altro con la sua natura più profonda e le sue potenzialità.

  1. Curiosità

Il riconoscimento degli altri è caratterizzato dalla curiosità rispetto a come vanno le loro cose. Questa curiosità deve tradursi in domande che siano davvero interessate. Non si tratta di una curiosità artefatta, ma di un vero e proprio interesse che il coachee percepisce in pieno e lo aiuta a rivelarsi e, di conseguenza, ad essere visto.

  1. Propper naming

Ovvero, il dare il giusto nome alle cose. Infatti i nomi che diamo alle cose determinano il significato. In fondo le parole altro non sono che etichette alle quali attribuiamo un significato. Quindi, nello stesso modo in cui un genitore aiuta un bambino a capire e ad interpretare efficacemente nel mondo insegnandogli il nome giusto degli oggetti, degli eventi e delle motivazioni, la sponsorship dà voce al tipo di linguaggio che supporta i valori essenziali, le qualità personale e la salute del coachee.

Quando alla base di una relazione di coaching è presente un forte elemento di Sponsorship si può restare davvero sorpresi dalla velocità con la quale il coachee libera le sue risorse e si dirige verso i propri risultati.

L’elemento più complesso di questa struttura è che non si basa tanto sulla tecnica, quanto su un atteggiamento. Siamo onesti, difficilmente riuscirai ad aiutare il tuo coachee se non sei interessato, se non credi in lui e nelle sue capacità. Nella migliore delle ipotesi sembrerai artefatto.

Nella peggiore il coachee lascerà il tuo studio prima della fine della sessione.

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