Come Comunicare con l’Inconscio del Coachee

Hai mai voluto qualcosa davvero intensamente ma, per qualche ragione, non l’hai ottenuta?
 

Sai, è una cosa che succede a molte persone. E qualche volta sembra che, per quanto ci si possa sforzare, sia davvero impossibile raggiungere i propri obiettivi. Di certo può essere molto frustante, specialmente quando ti senti dire che stabilire i propri obiettivi è tutto quello di cui hai bisogno per realizzare i tuoi sogni.
 

In giro ci sono davvero tanti metodi per conseguire i propri obiettivi, eppure questo non basta. Molto spesso le persone possono sapere per filo e per segno ciò che devono fare per avere ciò desiderano, eppure non riescono a passare all’azione, oppure durante il percorso qualcosa si spezza e, lentamente o molto in fretta, abbandonano il percorso che stavano seguendo.
 

Il fatto è che molto spesso strutturare un obiettivo ben formato non è sufficiente per raggiungere i risultati desiderati.
 

Ma c’è una buona notizia!
 

Esistono delle una tecniche che possono aiutarti a lavorare sui tuoi obiettivi anche dal punto di vista subconscio.
 

Da quando la Programmazione Neuro Linguistica si è fusa col coaching, l’idea di parlare con l’inconscio del coachee è diventata sempre più diffusa. Esistono vari strumenti per fare questo e te li voglio elencare tutti, andando poi a concentrarmi sulla tecnica che immediatamente puoi iniziare ad applicare tanto su di te, quanto (nel caso tu fossi un coach) con i tuoi coachee.
 

Sei pronto? Allora entriamo subito nel vivo dell’articolo!
 

Il Milton Model


 

Si tratta di un modello linguistico modellato dall’ipnoterapeuta Milton Erickson, in grado di ipnotizzare i suoi pazienti semplicemente con una conversazione. Erickson, infatti, ha rivoluzionato l’ipnosi, trasformandola completamente: prima di lui l’ipnosi era vissuta quasi come una strategia passiva, nel quale l’ipnotizzato restava in balia dell’ipnotista, sul quale verteva l’intera responsabilità del processo di guarigione. Lui, invece, si concentrò sulla relazione ipnotica: ipnotista e ipnotizzato erano impegnati in una conversazione, durante la quale l’ipnotista – attraverso un sapiente utilizzo del linguaggio – portava l’ipnotizzato ad allontanare la sua parte logica, per permettere a quella emotiva di orientarsi verso le scelte più produttive.
 

Questo tipo di ipnosi è stata chiamata anche ipnosi conversazionale o ipnosi permissiva.
 

I livelli logici

Si tratta di una struttura creata da Robert Dilts, nella quale dimostra come ogni essere umano si muove attraverso ben precise dimensioni:
 

Ambiente: ovvero il  luogo fisico dove si trova.

Comportamento: ovvero le azioni fisiche che si mettono in atto

Capacità: ovvero le abilità che rendono possibile un comportamento

Convinzioni: ovvero tutte le credenze che si hanno sugli altri, sé stessi, il mondo e la vita.

Valori: ovvero i driver, che guidano la motivazione. La ragione per cui ognuno fa ciò che fa.

Identità: ovvero il modo in cui la persona identifica, ciò che ognuno di noi fa seguire all’affermazione “Io sono…


Molto spesso le persone si focalizzano sui comportamenti, quando questi sono la più ovvia conseguenza delle proprie capacità, delle proprie convinzioni, dei propri valori e della propria identità. Il punto è che cambiare un comportamento, senza cambiare i precedenti logici che lo rendono possibile, è a dir poco complesso, per non dire quasi impossibile. Per agire sui comportamenti, infatti, il modo migliore è lavorare sulle dimensioni che lo sostengono. In questo modo è possibile attivare dei processi inconsci che andranno a modificare anche i comportamenti.
 
 Le submodalità


Richard Bandler
  (cofondatore della PNL) le definisce “le differenze che fanno la differenza”. Si tratta delle qualità con le quali rappresentiamo la realtà.
 
Ad esempio quando ricordi qualcosa, lo ricordi a colori o in bianco e nero? Lo ricordi come una foto o un film? Sei in prima persona o la ricordi come se stessi vedente quel momento dall’esterno? Queste sono alcune submodalità visive, ma non sono le uniche, infatti le submodalità riguardano tutti i nostri sensi.

Insomma, le submodalità sono la forma con cui ci rappresentiamo i pensieri. La cosa davvero interessante è che, cambiando queste forme, si va a cambiare anche il modo in cui percepiamo quel preciso pensiero.

Ti faccio un esempio concreto: inizia a ricordare un momento piacevole della tua vita e nota come lo rappresenti mentalmente.
 
Poi passa ad un ricordo negativo e prendi nota, anche in questo caso, del modo in cui lo rappresenti. Dopo aver fatto questo sicuramente ti renderai conto che ci sono differenze tra i due ricordi, non tanto nei contenuti, quanto nella forma.
 
La cosa davvero interessante è che se applichi le submodalità del ricordo positivo a quello negativo, ecco che la reazione emotiva cambia, avvicinandosi di più alla reazione emotiva dell’evento positivo.

Con questo non voglio dire che cambia il ricordo, il ricordo resta lo stesso, a cambiare è solo l’impatto emotivo che ti genera.
 

Le visualizzazioni

Questo è l’ultimo strumento di cui ti voglio parlare, ed è anche quello che voglio approfondire maggiormente nei dettagli.


La visualizzazione è una tecnica che consiste nell’usare la mente conscia per imprimere nell’inconscio desideri, sensazioni, stati d’animo e risorse. Con la visualizzazione è possibile sfruttare al meglio il potere del proprio inconscio.


L’inconscio lavora ad un livello non immediatamente evidente.


Hai mai sentito la frase “tutto comincia nella mente?


La mente a cui si fa riferimento è proprio l’inconscio. La mente inconscia raccoglie tutta una serie di informazioni derivante dall’esperienze quotidiane.

Memorizza i messaggi che senti, le situazioni che sperimenti e le emozioni che provi. Poi sulla base di queste informazioni costruisce le fondamenta delle tue convinzioni più profonde.


Tutto ciò che è vero per il tuo inconscio si manifesta nella tua vita. La visualizzazione quindi aiuta a riprogrammare l’inconscio, inserendo a poco a poco nuovi input, sino a renderli come dei veri e propri programmi, che verranno eseguiti in automatico dall’inconscio stesso.


Ma, di preciso, come si esegue  una visualizzazione?

In primo luogo devi sapere che l’inconscio non ha una natura razionale, il suo nutrimento sono le emozioni, e si tratta dell’unico linguaggio in grado di comprendere.

Quindi, per darti una indicazione generale, posso dire che il modo più facile per eseguire una visualizzazione consiste nell’immaginare qualcosa che ti fa provare esattamente quel tipo di emozioni che ti aiutano a raggiungere gli obiettivi che desideri.


Mettiamo il caso che sei uno sportivo e ti stai allenando per vincere una gara nella quale non ti senti molto sicuro. In questo caso, l’emozione di cui avresti bisogno è proprio la sicurezza.


Di conseguenza, il tipo di visualizzazione che dovrai praticare dovrà essere in grado di farti sperimentare una fortissima sensazione di sicurezza.


Il modo più facile, in una prima fase, potrebbe essere quello di visualizzare una serie di momenti della tua vita (meglio se diversi tra loro) nei quali ti sei sentito sicuro. In una seconda fase, quando questa sensazione di sicurezza è già più presente in te, puoi passare a visualizzare proprio mentre affronti la gara con sicurezza, sino a vincerla.


Ogni volta che proviamo un emozione, questa lascia una traccia nella nostra mente che tende velocemente a svanire. Ma – e questo è forse l’elemento più affascinante – se questa emozione la cominciamo a provare sempre più spesso, la traccia che lascia diventa sempre più profonda, sino a cristallizzarsi e restare lì nella nostra mente. 

Quindi, per concludere, voglio offrirti una strategia per eseguire la tua personale visualizzazione.


Passo 1:
rilassati. Mettiti comodo in un luogo in cui ti puoi rilassare completamente. Calma la tua mente e rilassa il tuo corpo. Fai tutto quello che è in tuo potere per distenderti completamente.


Passo 2: visualizza un momento in cui provi l’emozione che ti occorre.
Inizia ad immaginare di vedere nella tua mente un momento della tua vita in cui sperimentavi l’emozione che vuoi provare. Immagina la scena proprio come se la stessi vedendo al cinema.


Passo 3: associati all’emozione
. Immagina di entrare all’interno dello schermo, vedendo come vedevi allora, ascoltando quello che ascoltavi allora e provando le sensazioni che provavi allora.


Passo 4: Ripeti tutto il processo con un altro momento, oppure semplicemente concludi la visualizzazione.
 

Questi sono solo alcuni degli strumenti della PNL che ti possono aiutare a fare la differenza tanto nelle sessioni di coaching, quanto nel momento in cui decidi di usare il coaching con te stesso.


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